MACRON PRIVATIZZA GLI AEROPORTI, NEL MIRINO ANCHE AIR FRANCE. L'ITALIA INVECE....

di Lucio Cillis

 

ROMA - Francia e Italia, due scuole opposte di pensiero anche per il trasporto aereo. Il premier transalpino pronto a cedere il pacchetto di controllo degli scali Charles de Gaulle e Roissy. Il gruppo Vinci in pole. Di Maio e Salvini, invece, vanno avanti sul progetto dell'Alitalia (ri) nazionalizzata.

La Francia vuole liberarsi prima possibile di fardelli ingombranti per un valore di circa 15 miliardi complessivi. Il progetto "Pacte", che include le privatizzazioni, al momento non mette al centro la questione del controllo di Air France, compagnia che perde come e più di Alitalia ed è stata massacrata dagli scioperi nel 2018, anhe se Macron ne ha già parlato come un possibile "disinvestimento".

Viceversa il governo mette sul mercato il gioiello di famiglia Adp, gli Aeroporti di Parigi e cioè lo Charles de Gaulle e Orly di cui possiede il 51% per un valore di circa 9 miliardi di euro (su 18 totali). Il mercato fiuta l'affare (si tratta sempre del secondo gruppo aeroportuale europeo) e si tuffa sulla preda, tanto che il titolo Adp negli ultimi mesi ha guadagnato il 22% avvicinandosi a quota 200 euro. Anche perchè i pretendenti non mancano: il gruppo Vinci, Schipol Group, Credit Agricole sono i maggiori soci dopo lo Stato francese. Vinci ha nel mirino Adp. Ma non mancheranno sorprese: Atlantia, ad esempio, ha già messo un (bel) piede in Francia, ed è presente negli scali di Nizza. Ma molto dipenderà dal "disegno" della gara.
La strategia di Macron comincia a prendere una strada che da noi in Italia non sembra più percorribile e cioè quella della privatizzazione completa di asset nazionali o considerati fiore all'occhiello dell'industria, e in particolare dell'aeronautica francese. Ad eccezione di Sncf, le Fs transalpine, molto potrà essere rimesso in gioco e ceduto a privati.
L'opposto di ciò che Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno in mente per Alitalia (solo a parole, visto che di azione se n'è vista poca). Il governo di Parigi ha già apertamente manifestato l'intenzione di "cambiare passo" su questi asset e il primo banco di prova potrebbe essere rappresentato dalla cessione degli hub che insieme succhiano oltre il 52% del traffico globale del Paese ma che agli occhi dei passeggeri di mezzo mondo appaiono tra i peggiori di Europa. Oltre a Adp, sul piatto ci sono circa 100 miliardi di partecipazioni pubbliche in società di rilievo. Come il marchio dell'energia "Engie" e il monopolista dei giochi "Française des Jeux" pronti a passare ai privati in questo progetto. Intanto però ci sono già delle certezze: se tutto andrà per il verso giusto nei passaggi istituzionali previsti in questi giorni, la cessione della quota Adp nelle mani dello Stato dovrebbe arrivare al capolinea nel 2019.
Ma ovviamente, com'è tradizione francese, le posizioni di vantaggio rispetto ai concorrenti europei o privati non vengono certo "regalate": il ministro delle Finanze Bruno Le Maire vuole mantenere regole precise in modo da regolare abusi dei nuovi entranti: la concessione durerà 70 anni ma le condizioni potranno essere riviste ogni 5 anni e lo Stato manterrà il diritto di veto su eventuali cessioni.
Anche Air France potrebbe lasciare la casa dei genitori, ovvero lo Stato che la tiene in pugno con un 12% del capitale che vale il controllo. La compagnia ha però diversi problemi da affrontare prima di presentarsi davanti ai compratori: ha il management azzoppato - un mese fa si è dimesso il ceo Jean-Marc Janaillac dopo il voto contrario dei dipendenti ad un accordo con l'azienda. Il gruppo cerca disperatamente il rilancio, con il lungo raggio che tiene a fatica la concorrenza e un mercato di breve e medio raggio in pesante perdita e tutto da ricostruire. Ma, in particolare, la compagnia potrebbe non gradire la cessione a privati dei "suoi" aeroporti le cui tariffe potrebbero crescere mettendo a rischio (ulteriormente) i conti già compromessi.

(Lucio Cillis - La Repubblica)