TRABALLA LA POLTRONA DI GUBITOSI A TELECOM

di Gianni Dragoni

 

ROMA - La poltrona di Luigi Gubitosi in Telecom Italia è già a rischio. L‘ex commissario di Alitalia che il 18 novembre scorso è stato nominato amministratore delegato di Telecom Italia (Tim) potrebbe essere messo in discussione in seguito all’iniziativa assunta dalla francese Vivendi, il socio numero uno della società telefonica, con il 23,94% del capitale ordinario.

Vivendi chiedi la revoca di cinque consiglieri

Vivendi ha annunciato che “prima della fine della settimana” scriverà al cda di Telecom “per spingerlo a convocare un’assemblea il più presto possibile per nominare i nuovi revisori, revocare cinque dei dieci membri del Consiglio riconducibili alla lista Elliott, in particolar modo coloro che sono stati coinvolti nei problemi di governance, e proporre la nomina di cinque nuovi amministratori”.

I numeri nel cda

Vivendi ha cinque consiglieri sui 15 componenti totali del cda. Il fondo americano Elliott ha dieci rappresentanti, tra i quali Gubitosi e il presidente della società, Fulvio Conti. L’azionista francese, che fa capo al finanziere Vincent Bolloré, ha nel mirino soprattutto Gubitosi, che è stato nominato a.d. dal cda con un blitz al posto del precedente consigliere esecutivo espresso da Vivendi, Amos Genish. Sfiduciato, Genish è rimasto nel board, ma senza deleghe.

Il ruolo di Elliott

Elliott possiede direttamente circa l’8,847% del capitale ordinario di Telecom. Tuttavia nell’assemblea dello scorso 4 maggio era riuscito a ottenere la maggioranza dei voti e a far eleggere in cda dieci suoi rappresentanti, battendo Vivendi, grazie all’appoggio dei fondi d’investimento. In totale la lista promossa da Elliott aveva ottenuto il 49,84% dei voti dell’assemblea, pari al 33,46% del capitale ordinario. Circa due punti in più della lista Vivendi, che aveva ottenuto il 47,8% dei voti espressi, pari al 31,67% del capitale ordinario.

Voto decisivo della Cdp

Era stato decisivo il voto della Cdp, la società controllata dal ministero dell’Economia che in aprile aveva rastrellato il 4,93% del capitale ordinario di Telecom. D’intesa con il governo, all’epoca l’esecutivo a maggioranza Pd guidato da Paolo Gentiloni, Cdp si era schierata con Elliott contro Vivendi.

Adesso però il governo è cambiato e non è detto che Cdp, che da fine luglio ha un nuovo vertice, confermi lo stesso voto. Dipenderà dalle indicazion idi Lega e M5S. Il nuovo a.d. della Cdp Fabrizio Palermo è espresso dai Cinque stelle.

Per fare l’assemblea ordinaria devono trascorrere almeno 30 giorni dal momento in cui il cda la convoca. Quindi se il cda convocherà subito l’assemblea, questa potrebbe svolgersi nella seconda metà di gennaio. Il cda però potrebbe anche cercare di resistere.

Gli intrecci con Berlusconi

La questione Telecom si intreccia anche con gli interessi di Silvio Berlusconi, perché Vivendi possiede il 28,8% di Mediaset e insidia la posizione di Berlusconi, che detiene il 41,3 per cento. Infatti l’ingresso dello Stato in Telecom e il voto di Cdp a favore di Elliott, avvenuto mentre si cercava di formare il nuovo governo dopo le elezioni, potrebbe essere letto anche come una mano tesa a Berlusconi.

Del resto Elliott è diventato proprietario del Milan dopo aver finanziato con un prestito di 303 milioni di euro la fase, assai opaca, del passaggio della squadra di calcio da Berlusconi al misterioso socio cinese “Mister Li”. Dissoltosi, Li, tutto il Milan è finito a Elliott. E al Milan è diventato presidente Paolo Scaroni, il manager che Berlusconi quando era al governo aveva nominato per tre anni alla guida dell’Enel (dove c’era anche Fulvio Conti) e per nove anni all’Eni. Solo coincidenze?

(Gianni Dragoni - www.poterideboli.it - Il Sol 24 Ore)