IL CINEMA

 

UNA "LUCE" È POSSIBILÒE ANCHE NELL'INFERNO DI ROUBAIX 
di Enrico Lepri

ROMA - Arnaud Desplechin,il regista di "Roubaix....une lumière", encomiabile lungometraggio, ambienta il “noir" nella sua città natale, Roubaix.
Un tempo questa città ai confini con il Belgio era un polo industriale significativ. Attualmente è considerata la città più povera della Francia e pertanto, insieme ad una endemica disoccupazione, è cresciuto anche il disagio sociale e una diffusa delinquenza.
Il commissario Daud,figlio di immigrati algerini, indaga sull’omicidio di una anziana signora, mettendo sotto controllo due giovani donne alcolizzate e tra loro legate da un morboso legame sentimentale che non reggerà, però, alle indagini di Daud.
Lentamente e inesorabilmente la verità emerge, insieme al ritratto di una Roubaix crepuscolare e livida, che il regista accusa quasi a giustificazione dell’omicidio perpretato.
Il commissario Daud - l’ottimo Roschdy Zem - ci guida nella sua spettrale Roubaix rispettando pietosamente vittime e carnefici, quasi a volerci indicare che alla fine del dramma “une lumiere”, una luce, è possibile anche nell’inferno di Roubaix.