LEONARDO E LA MAXI-GARA PERSA NEGLI USA – RETROSCENA

di Gianni Dragoni

 

ROMA - Questa è la storia di come l’industria italiana ha perso una grande opportunità di vendere all’estero un prodotto che è molto valido e competitivo. Il prodotto è un aereo militare, l’addestratore M-346, sviluppato dall’ex Aermacchi quando era privata (il jet è una creatura dell’ingegner Massimo Lucchesini), poi entrato nel portafoglio dell’industria pubblica Finmeccanica, ora Leonardo, che comprò l’Aermacchi nel dicembre 2002.

A Boeing e Saab commessa da 9,2 miliardi di dollari

Il gruppo italiano ha partecipato alla maxi-gara negli Stati Uniti per il nuovo addestratore (detto T-X) per i piloti dei caccia e bombardieri della Us Air Force, l’Aeronautica militare Usa. C’erano altri due contendenti, entrambi americani, Boeing e Lockheed Martin. Ha vinto Boeing, numero uno al mondo nell’aerospazio, alleata con la svedese Saab come risk sharing partner. La commessa assegnata dal Pentagono vale 9,2 miliardi di dollari per 351 addestratori da consegnare entro il 2034.

Notizia oscurata

La notizia è stata pubblicata sul sito internet del Sole 24 Ore il 27 settembre. Ma poi non è stata pubblicata sulla carta quasi da nessun giornale italiano. Ci sarebbe da chiedersi perché, vista la rilevanza della vicenda. Qui possiamo dire che è una notizia negativa per Leonardo-Finmeccanica e per l’industria italiana. Nella fabbrica di Venegono Superiore (Varese) gli ordini per gli M-346 scarseggiano e la commessa del Pentagono avrebbe garantito lavoro e ricchezza per molti anni. In caso di successo, sarebbe stata costruita una nuova fabbrica negli Stati Uniti.

Per Leonardo prezzo troppo basso

Leonardo non ha fatto commenti sull’esito della gara. Nel gruppo, guidato da Alessandro Profumo, si afferma che Boeing ha vinto offrendo un prezzo troppo basso rispetto all’offerta italiana e che nella scelta ha prevalso la logica del “buy American”. Secondo gli esperti di aerospazio e difesa il motivo principale della sconfitta è proprio l’assenza di un partner americano, un alleato forte senza il quale è difficile ottenere una commessa militare negli Usa. Cerchi a questa situazione, che un ex esponente del Pentagono considera “un suicidio” per Finmeccanica.

Le prime mosse di Guarguaglini

“Mi dispiace tantissimo che l’ex Finmeccanica abbia perso questa gara. E’ un’opportunità mancata. Eppure il velivolo italiano è molto valido. Ha anche la bollinatura di Singapore e Israele che l’hanno comprato e sono tra le migliori forze aeree al mondo. I prodotti che scelgono sono sempre di alta qualità. Questo sicuramente rappresentava un punto di forza dell’M-346 anche agli occhi degli americani”, spiega Pier Francesco Guarguaglini, che ha guidato Finmeccanica per nove anni, dal 2002 al 2011.

Il decollo dell’M-346 non è stato facile. Perché la Difesa italiana non era convinta di comprarlo, l’acquisto fu sbloccato dal capo di Stato maggiore era Giampaolo Di Paola. E se il cliente nazionale non acquista un prodotto militare, è più difficile venderlo all’estero. Il primo ordine italiano è del 2009.

La commessa di Singapore

Nel settembre 2010 fu annunciato il primo contratto all’export, 12 aerei venduti a Singapore. L’allora Aermacchi del gruppo Finmeccanica, di cui Lucchesini era amministratore delegato, aveva accordi con Boeing per vendere l’M-346, anche per quella gara. Sembrava che potesse nascere un’alleanza tra Alenia Aermacchi (dal 2012 le aziende vennero unificate con una fusione) e Boeing a tutto campo per vendere l’M-346 anche su altri mercati, ma questo non accadde. Perché non sia avvenuto non è mai stato chiaro.

Contatti con Northrop

Guarguaglini all’epoca era il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, non ebbe un ruolo diretto nella commessa di Singapore. Pochi mesi dopo, il 4 maggio 2011, il governo Berlusconi nominò a.d. di Finmeccanica Giuseppe Orsi, voluto dalla Lega e indicato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Guarguaglini rimase presidente con deleghe ridimensionate (aveva le strategie), diede le dimissioni in seguito a divergenze il primo dicembre 2011.

“In quegli anni, mentre procedevano positivamente le trattative in Israele e stavamo esplorando anche altre opportunità all’estero, avevo cominciato a guardare con chi andare insieme negli Stati Uniti, perché _ racconta Guarguaglini _ non si poteva pensare di andare da soli. C’era un interesse di Northrop Grumman, conoscevo bene il Ceo di allora, Ronald Sugar. Facemmo alcuni discorsi… poi nel 2011 arrivò Orsi, ne parlai anche con lui finché lasciai Finmeccanica”.

L’intermezzo di Orsi

Anche Sugar lasciò la Northrop Grumman, nel novembre 2010 entrò nel cda della Apple. I contatti con Northrop Grumman avrebbero potuto proseguire, ma durante la gestione di Orsi si seguirono altre strade. Nel gennaio 2013 Finmea d’intenti con un altro gruppo americano, General Dynamics, per partecipare insieme alla gara americana del T-X con il velivolo M-346, che per questa finalità da allora è stato denominato T-100 (T sta per “trainer”, che significa addestratore). Il mese successivo Orsi fu arrestato, per l‘accusa di corruzione internazionale per una commessa di elicotteri in India. Acccusa da cui è stato assolto con sentenza definitiva nel gennaio di quest’anno, ma la sua carriera fu stroncata con l’arresto e le immediate dimissioni. Al posto di Orsi divenne a.d. di Finmeccanica Alessandro Pansa.

La vendita a Israele

Nel frattempo si concluse la vendita dell’M-346 a Israele, una trattativa che era stata avviata da Guarguaglini e che fu collocata all’interno di un accordo governativo Italia-Israele di cooperazione nella tecnolosraele di cooperazione nella tecnologia militare del 19 luglio 2012. Tel Aviv comprò 30 addestratori.

Moretti va con Raytheon

Nel maggio 2014 nuovo ribaltone in Finmeccanica, arrivò il “ferroviere” Mauro Moretti, imposto da Matteo Renzi. Nel marzo 2015 General Dynamics si ritirò dall’accordo con Alenia Aermacchi per l’M-346. Nel febbraio 2016 Finmeccanica annunciò un nuovo accordo preliminare per la maxi-gara negli Usa, con un altro gruppo americano, Raytheon. Quell’accordo ha sorpreso molti, anche perché Raytheon non costruisce aerei, ma opera nell’elettronica e nella difesa, tra l’altro è il principale produttore mondiale di missili.

Guarguaglini dà l’allarme

Guarguaglini racconta questo retroscena: “Tramite i miei contatti internazionali venni a sapere che Raytheon aspettava di conoscere il bando di gara del T-X per decidere se partecipare o no alla competizione. E questo sicuramente era un grosso pericolo per Finmeccanica, perché rischiava di trovarsi scoperta in un momento cruciale, come poi è successo. Appena lo seppi avvertii Finmeccanica. Non dico chi, ma una persona molto in alto”.

E Finmeccanica restò sola

E cosa fece il gruppo all’epoca guidato da Moretti? Evidentemente nulla, perché il gruppo ha continuato a”fidarsi” di Raytheon finché il partner americano si è ritirato. Nel febbraio 2017 Finmeccanica-Leonardo e Raytheon hanno annunciato lo scioglimento dell’intesa. Mentre Raytheon non ha partecipato alla gara del T-X, il gruppo italiano ha deciso di andarci da solo, attraverso la controllata americana Leonardo Drs, azienda di tecnologie per la difesa che però non è un’industria aeronautica, ma lavora soprattutto per l’esercito.

La scelta di Profumo

Il 16 maggio 2017 alla guida del gruppo Leonardo è arrivato Profumo, nominato dal governo di Paolo Gentiloni. Guarguaglini sottolinea che è stato un errore per Leonardo andare in gara da sola. A quel punto Boeing era alleata di Saab, Lockheed stava con i coreani di Kai. Con chi altri avrebbe potuto allearsi Leonardo?

Quella dritta su Cessna

A Poteri Deboli risulta da fonti qualificate che, dopo il ritiro di Raytheon, dagli Stati Uniti arrivò una segnalazione che avrebbe potuto rimettere in gioco Finmeccanica. Stephen Bryen, ex sottosegretario della Difesa alle Tecnologie ed ex presidente di Finmeccanica North America, aveva fatto filtrare che il Pentagono era disposto ad aperture positive verso l’M-346. Ma ci voleva un partner americano e questo _ secondo Bryen _ avrebbe potuto essere Cessna, azienda aeronautica che costruisce piccoli aerei da turismo e business jet, come il famoso Citation.

Troppo tardi

E a Roma come reagirono a quella dritta? Abbiamo chiesto a Guarguaglini. “Posso confermare le valutazioni di Stephen Bryen _ dice l’ex presidente e a.d. di Finmeccanica _ ma a quanto mi risulta dall’Italia non si fece alcun passo in quella direzione. Quando poi è arrivato Profumo ormai era troppo tardi per cambiare i giochi”.

E’ così che l’industria italiana ha perso una grande occasione, che i lavoratori dell’ex Aermacchi per primi rischiano di pagare caro.

Ps: Se Leonardo o qualcuno degli ex capi di Finmeccanica vorranno intervenire Poteri Deboli ne ospiterà con piacere la testimonianza.

(Gianni Dragoni  www.poterideboli.it  Il Sole 24 Ore)