ALITALIA: MANAGER CON I SUV, MINI PRANZO AI PILOTI

ROMA - Daniele Martini sul Fatto Quotidiano racconta il mini-pasto dei piloti Alitalia: una mela dal diametro di appena due falangi dell’indice, una fettina trasparente di pomodoro e una di melanzana, un panino avvolto nel cellophane e non più grande del mignolo, verdurine anemiche miste in una ciotolina, due fettine esangui di bresaola con fogliette verdi di qualcosa che un tempo somigliava alla rucola. Non male, soprattutto in confronto ai banchetti e ai catering da applausi a cui erano abituati manager e vertici:

Da “RADIO PISTA” gli erano arrivate voci di catering luculliani ordinati a suo tempo dai manager italo-arabi per celebrare le nuove“strategy”, costati nel complesso 600 mila euro, e divorati dai nuovi capi, i quali, come Maria Antonietta a Versailles con la folla fuori che issava i forconi, non si vergognavano di strafare nonostante fosse chiaro a tutti che la compagnia stava perdendo inesorabilmente quota.

Come se la tragedia non li riguardasse, mai sfiorati dal dubbio che mentre ai dipendenti veniva imposto di tirare la cinghia forse loro potevano rinunciare almeno a qualche ostentazione. Qualche giornale l’aveva anche scritto di quei catering fuori luogo, ma il pilota, un tetragono aziendalista, non ci voleva credere.

Il pilota ricorda che due anni fa, proprio negli stessi giorni in cui decisero di non pagare la tredicesima ai dipendenti per risparmiare, la flotta aziendale dei capi fu rinnovata con una quarantina di vistosi suv Cherokee. E poi

Come quando successe che una signora presentata come una super-manager dai nuovi padroni arabi volle dare un tocco di classe al look delle assistenti di volo della compagnia italiana imponendo a tutte, comprese compassate signore a due passi dalla pensione, di presentarsi con labbra dipinte rosso fuoco e calze color verde prato. E specificando pure cosa dovessero indossare sotto come intimo.

Repubblica racconta che le accuse principali ai consigli di amministrazione che si sono succeduti tra il 2015 e il 2017 sono due.

Nel 2015 avrebbero iscritto a bilancio per 21 milioni due coppie di “slot”, «i diritti di atterraggio e ripartenza sulla tratta Roma-Londra», scrivono i magistrati, che in realtà valevano molto di più. E questo il cda, secondo la magistratura, lo sapeva bene. In mano avevano un accordo con Etihad in cui si stabiliva che quegli slot valevano 60 di milioni e che sarebbero stati ceduti a Etihad. Da dove veniva fuori quella cifra?

Da una perizia, scrivono i pm, «peraltro redatta da personale della stessa Alitalia» e che era, per la Procura, pacificamente concordata. A meno che il cda di Alitalia non fosse anche in grado di leggere nel futuro. La cifra indicata nella perizia – 21 milioni – viene infatti contabilizzata a bilancio tre giorni prima del deposito della consulenza. Come facevano a conoscerla, si chiedono i magistrati?

Certo è che per Alitalia è un grande affare. Qualche mese dopo, infatti, vendono gli slot a Etihad per 60 milioni e in queste maniera riescono a iscrivere a bilancio una plusvalenza da 39 che consente ai conti di essere più presentabili. In realtà, il grande affare lo fa Etihad che compra per 60 quello che, stando ai consulenti dei pm, valeva in quel momento 4-5 volte di più.

Non è l’unica cosa bizzarra. Nel bilancio consolidato, 12 mesi dopo, viene stimata in 13 milioni e 300 mila euro la partecipazione della società in Alitalia Loyalty, il programma Millemiglia. Lo si fa sulla base di un parere rilasciato dal professor Enrico Laghi, che è anche amministratore delegato di Midco, la società proprietaria del pacchetto di maggioranza delle azioni Alitalia. Bene: secondo i periti dei pm quella partecipazione valeva almeno 150 milioni di euro così come era stata valutata nei bilanci precedenti.

Così come l’aveva stimata Ernst & Young nel 2014 (che aveva parlato di una forbice tra 168 e 195 milioni). E così come l’ha poi pagata Etihad: 150 milioni, appunto. Che ha permesso ad Alitalia di fare una grande plusvalenza (136,7) ma anche ad Abu Dhabi di fare un gran business. Ernst & Young aveva valutato che quella partecipazione, in prospettiva, potesse valere il doppio (da 300 a 350 milioni) del prezzo pagato dagli arabi.

(nextquotidiano.it)

 

 

 

 

AIR ITALY INCONTRA I DIPENDENTI: SOSTEGNO AL REDDITO

OLBIA - “Venerdì mattina si è svolto un primo confronto, in conferenza telefonica, tra i liquidatori incaricati e i dipendenti di Air Italy, basati a Malpensa e a Olbia. I liquidatori hanno illustrato ai dipendenti la possibile evoluzione della procedura di liquidazione, confermando l’intenzione di adottare tutte le misure possibili di sostegno al reddito, compatibili a norma di legge con la procedura di liquidazione stessa. Verranno prese in considerazione tutte le possibilità di cessione di rami d’azienda, che comprendano il possibile mantenimento di tutti o di parte dei posti di lavoro”.

E’ quanto si legge in una nota inviata dall’ufficio stampa di Air Italy che puntualizza la posizione della compagnia.

Qualche minuto prima in un lancio Ansa si leggeva: “Licenziamento collettivo per tutti i 1.450 dipendenti Air Italy: lo hanno annunciato i commissari liquidatori della compagnia ai dirigerenti riuniti in conference call a Olbia e Malpensa. Nelle prossime settimane si liquida tutto e già dai prossimi giorni partiranno le lettere di licenziamento”.

 

 

 

 

SMERALDA HOLDING: LA SITUAZIONE DI AIR ITALY NON CI INTACCA

PORTO CERVO - Solidarietà ai lavoratori di Air Italy è stata espressa da Mario Ferraro, ceo di Smeralda Holding, società italiana detenuta da Qatar Holding che gestisce gli hotel di lusso della Costa Smeralda ma anche altre attività, la Marina di Porto Cervo, il cantiere Porto Cervo, il Pevero Golf Club, terreni e immobili.

Ferraro assicura che quel che sta accadendo alla compagnia aerea non avrà “nessun impatto sulle scelte per il nostro business e per i nostri investimenti. Anzi, – assicura – il piano strategico di lungo termine del nostro gruppo prosegue, è solido e in costante crescita, con investimenti di oltre 120 milioni di euro già programmati e confermati entro il 2023.

In quanto società con una differente e distinta compagine societaria, non collegata alla compagnia aerea, con la messa in liquidazione di Air Italy non ci saranno impatti sulle sorti delle società del nostro gruppo e sui nostri piani di investimento e di sviluppo”.
Nel rassicurare che non cambiano i progetti sulla Costa Smeralda da parte della holding di cui governa il management, Mario Ferraro rileva che “le solide performance economiche del nostro gruppo sono confermate dalla crescita dell’utile operativo, che al 31 dicembre scorso era pari a oltre 31milioni di euro. Motivo per cui, in sinergia con il nostro azionista, proseguiamo nella attuazione e realizzazione del piano strategico di investimenti che ci permetterà in tre anni di terminare la riqualificazione e l’ammodernamento di tutte le nostre strutture, a partire dagli hotel”

 

 

 

SINDACATI: TRASPORTO AEREO AL TRACOLLO, INTERVENGA IL GOVERNO

ROMA - I sindacati Filt Cgil, Uiltrasporti, Ugl TA, affermano in una nota congiunta che “Lo stop delle attività di Air Italy e di Ernest Airlines sono inaccettabili e sono purtroppo solo l’inizio del tracollo. Nonostante la situazione gravissima, ancora non ci è giunta una convocazione urgente dai ministri De Micheli, Patuanelli e Catalfo”.

A dichiararlo unitariamente Filt Cgil, Uiltrasporti, Ugl TA, che proseguono: “Sono mesi che inascoltati stiamo lanciando l’allarme sullo stato di abbandono in cui riversa il trasporto aereo, giunto ormai ad un livello di emergenza tale da essere sull’orlo della incontrollabilità. Il trasporto aereo è strategico per la mobilità ed il turismo in arrivo, rappresenta una percentuale importante di Pil e dà occupazione a decine di migliaia di lavoratori in tutta italia, ma Governo e ministri non sembrano dare la dovuta rilevanza politica a tutto questo".

“È urgentissima una convocazione interministeriale ai massimi livelli –proseguono Filt Cgil, Uiltrasporti, Ugl TA- e chiediamo che anche il presidente del Consiglio Conte si attivi, visto il silenzio dei suoi ministri".

“Occorre affrontare subito l’emergenza del settore, dotarlo dei necessari ammortizzatori sociali, trovare soluzioni alle crisi aziendali a partire da Air Italy, Ernest Airlines ed Alitalia, regolare il mercato e fare sistema per salvare questa parte rilevante dell’economia italiana".

“Non c’è più tempo, già dalle prossime settimane molti lavoratori verranno licenziati. La politica svolga il proprio ruolo”.

 

 

 

 

 

BOMBARDIER VENDE LA SUA QUOTA IN AIRBUS CANADA

MIONTREAL - La società canadese Bombardier ha venduto al colosso europeo Airbus e al governo del Quebec la sua partecipazione in Airbus Canada, dove deteneva il 33,58%. L'azienda riceverà 591 milioni di dollari da Airbus e questo permetterà al gruppo industriale canadese di ripagare parte del suo debito.

 

 

 

 

 

AIRBUS CHIUDE IL 2019 IN ROSSO

PARIGI - Airbus ha registrato una perdita netta di 1,36 miliardi di euro nel 2019 dopo essere stata colpita da una multa da 3,6 miliardi di euro, a causa di uno scandalo per corruzione e costi di sviluppo aggiuntivi per l’aereo A400M. I profitti operativi sono saliti a 6,9 miliardi di euro, ha annunciato il gruppo aggiungendo che prevede di consegnare circa 880 aerei commerciali nel 2020 contro gli 863 nel 2019. Gli ordini sono invece aumentati a 768 l’anno scorso dai 747 del 2018.

“Abbiamo ottenuto grandi risultati nel 2019. Abbiamo conseguito una forte performance finanziaria sottostante guidata principalmente dalle consegne dei nostri aeromobili commerciali”, ha dichiarato l’amministratore delegato, Guillaume Faury. “Le entrate dichiarate riflettono anche gli accordi definitivi con le autorità che risolvono le indagini sull’A400M”.

Airbus ha accettato di pagare 3,6 miliardi di euro di multe a Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti per risolvere indagini su corruzione scatenate da vendite sospette.

 

 

 

 

BONO (FINCANTIERI): FRA 10 ANNI NESSUNA NAVE SARÀ COSTRUITA IN EUROPA

di Massimiliano Lussana

 

GENOVA - Ufficialmente è la presentazione ufficiale della “ Scarlet Lady”, la prima nave costruita per la nuova compagnia da crociera di Richard Branson, il “signor Virgin” che dai dischi si è allargato alla radio e poi alle palestre e quindi alle mongolfiere, agli aerei e ora alle navi da crociera e in futuro ai viaggi nello spazio, giuro che è vero e che la Virgin Galactic già esiste. Ma il viaggio in bacino alla scoperta della prima nave di Virgin Voyages diventa l’occasione per u na lectio magistralis dell’amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono sul futuro della navalmeccanica, ma anche su quello dell’Italia e del mondo.

E nelle parole di Bono, come sempre, c’è una voglia di andare in direzione ostinata e contraria contro ogni politicamente corretto, contro ogni comfort zone dialettica, dicendo pane al pane e peperoncino al peperoncino – Bono non dimentica e non rinnega mai la sua origine calabrese – anche a costo di scontentare quelli che gli dicono: “Ma chi te lo fa fare?”. E lui ad amici e collaboratori dà sempre la stessa risposta: “ Me lo fa fare l’amore per questo Paese”. Che è anche amore per Fincantieri: “Tanti di noi, se andassimo fuori di qui, da altre aziende che ci chiamano, prenderemmo stipendi molto maggiori. Ma Fincantieri è quasi una missione”.
Al suo fianco il governatore ligure Giovanni Toti e il sindaco di Genova Marco Bucci si inchinano metaforicamente a “questi manager che hanno creato un’assoluta eccellenza mondiale e futuro per Fincantieri e per il loro Paese” e Toti suggerisce il “ metodo Bucci” per l’Italia. A poche centinaia di metri dal cantiere, infatti, sta salendo la maxitrave del Ponte che sostituirà il Morandi e che è costruito proprio da PerGenova, joint venture fra Salini Impregilo e Fincantieri, e che è un’eccellenza italiana anche grazie alla legge speciale, i l “decreto Genova”, che ha permesso al commissario Bucci di scavalcare tutta la burocrazia e di ottenere il nuovo Ponte in pochissimo tempo, entro l’estate prossima.

E a incoronare Bono, oltre ai manager di Branson, ci sono anche i suoi uomini: operai, impiegati, sindacati metalmeccanici, il presidente di Fincantieri Eugenio Massolo, che nella sua prima vita faceva l’ambasciatore, e il direttore generale della divisione Navi Mercantili Luigi Matarazzo, che condivide con Bono la caratteristica di non guardare ai venti giorni, né ai venti mesi successivi, ma ai vent’anni successivi, come fossero statisti applicati all’azienda. Enrico Mattei, Adriano Olivetti, Alberto Beneduce, i nomi di quelli di questa razza in Italia non sono moltissimi….

Insomma, questo è il quadro in cui arriva l’esternazione di Bono oggi a Sestri Ponente – patria dell’industria navalmeccanica e metalmeccanica italiana, dal Rex in poi come raccontato anche in uno splendido spettacolo di Massimo Minella – la più cruda e devastante sulla politica industriale italiana degli ultimi anni, con uno sguardo al futuro. Che è tutt’altro che tranquillizzante: “ Fra otto-dieci anni, se non cambia qualcosa, i cantieri dell’Italia e dell’Europa non costruiranno più una nave”.

Detto dall’amministratore delegato dell’impresa che ne costruisce più al mondo è un pugno nel ventre molle delle incapacità nella politica industriale italiana ed europea. Quello che segue è un diario minimo indispensabile del Bono-pensiero odierno, partendo dalle sue battute in latino: “Repetita iuvant, sed stufant”, riferito al fatto che l’allarme l’ad di Fincantieri lo lancia da parecchi anni, ma spesso è come Cassandra e resta inascoltato. E ancora: “Maiora premunt”.
Ed ecco le maiora di Bono che premunt: “ Siamo orgogliosissimi di ciò che stiamo facendo, ma certe volte ci sentiamo un po’ soli. Qui a Sestri Ponente io e i miei collaboratori abbiamo fatto né più né meno che un miracolo, una nave prototipo – con tutte le criticità che si porta dietro costruire navi mai realizzate prima – in un cantiere dagli spazi limitati e che qualche anno fa era tecnicamente chiuso ed è adatto a costruzioni più piccole”.

La domanda seguente è la diretta conseguenza: “ Perché questi miracoli devono restare isolati?”. E qui Bono racconta la “gelosia” di molti nei confronti del modello Fincantieri e del miracolo economico italiano realizzato dalla sua azienda. Poi, torna ad affrontare il tema che più gli sta a cuore, quello dei giovani che non trovano lavoro e della contestuale esistenza di migliaia di posti di lavoro scoperti: “Mi hanno appena detto che servono una settantina di saldatori e insieme a loro ne servono molti altri, ma non ne troviamo, non troviamo un italiano che lo faccia. Abbiamo chiamato i romeni, e poi i croati, e poi i vietnamiti, ma quando li finiremo dove andremo a prenderli? Su Marte?”.

C’è il problema e c’è la soluzione di Bono che per l’ennesima volta assume inevitabilmente il ruolo di supplenza rispetto alla politica: “ Occorre farsi carico del coraggio di parlare di crescita delle persone, di invertire la cultura attuale, di sostenere le famiglie per fare figli. Queste sono le priorità e invece da mesi stiamo a parlare di concorrenza e antitrust europeo per un’operazione nemmeno di fusione, ma di collaborazione per poter stare meglio sul mercato globale.  L’operazione con Chantiers de l’Atlantique è la cosa più naturale, ma se non si vuole che si faccia noi campiamo uguale, solo quest’anno consegniamo otto navi e nessun cantiere al mondo ne fa così tante, è un record irraggiungibile. Il punto centrale è che bisognerebbe iniziare a ragionare sul mondo, mentre troppo spesso chi decide e si occupa di norme spesso lo fa senza pensare alle conseguenze”.

Bono è probabilmente il manager più glocal al mondo, local nel senso di italianissimo, ma con lo sguardo rivolto al mondo, tanto ad esempio da aver firmato una joint venture per il mercato asiatico con i cantieri cinesi CSSC e infatti, unico in un’Italia che si è svegliata sinofoba, ha il coraggio di dire: “Mi spiace non vedere una solidarietà mondiale nei confronti della Cina, come avviene per altri Paesi colpiti da disgrazie naturali. Mi sembra di vivere una sorta di Promessi Sposi cinesi dove l’untore sono i cinesi. Mentre l’untore, come nei Promessi Sposi con la peste, poi era un topo…”.L’amministratore delegato di Fincantieri ribalta (a mare) tutta la narrazione sbagliata che è al centro di tanti problemi italiani: “Si ragiona troppo spesso con le categorie ottocentesche o novecentesche e tutto è scivolato a parlare di finanza, mentre l’economia reale passa in secondo piano”.

La forza e la cocciutaggine di Bono sono quelle che hanno portato Sestri a costruire queste Virgin – e Branson e i suoi manager avevano praticamente chiuso con un altro cantiere – lavorando ventre a terra, con una politica commerciale che ha fatto di Fincantieri il numero uno al mondo. Con attenzione alle famiglie e ai diritti, con un ma: “ A furia di dare solo diritti si perde la poesia della vita”. E quindi l’appello per Fincantieri è quella non di avere aiuti o sostegni esterni, “ma semplicemente quello di lasciarci continuare a lavorare, abbiamo il vento in poppa”. E’ il preludio alla seconda inarrestabile parte dell’esternazione di Bono. Che risponde a domande e parte anche autonomamente per demolire tutti i luoghi comuni, contro tutto e contro tutti.

Per il bene di Fincantieri: “Ci sentiamo soli, molto soli”. E se gli si fa notare che, però, tutti portano in palmo di mano il “modello Bono”, lui sorride: “Appunto, quando in un Paese sei additato come esempio, sempre lo stesso, ci si domanda quanto possa durare questo Paese. Siamo giusto una rosa nel deserto”. Il livello immaginifico del Bono pensiero odierno è altissimo: “ Il primo punto è il cambiamento culturale, occorre adeguarsi anche ai cambiamenti tecnologici, a partire dalla scuola e dal recupero della gloriosa tradizione della formazione professionale italiana”.

E la mancanza di saldatori in qualche modo è come quella di chi raccoglie pomodori e olive: “ Esportavamo pomodori e oggi li importiamo, esportavamo olio e oggi lo importiamo solo perché nessuno raccoglie più i prodotti della terra. Ecco, il rischio senza saldatori e figure specializzate è esattamente questo”. Le navi come il pomodoro.
Chiedono: servono infrastrutture e investimenti? “Questo è un falso problema, prima serve gente che lavora, se non la troviamo il problema è questo e questo è un elemento di fatto da cui partire. I problemi li risolviamo noi, non gli altri, dobbiamo essere noi la nostra salvezza. E quindi non bisogna guardare ciascuno al proprio pezzettino, ma al contorno, rinverdire le scuole professionali che hanno fatto grande l’Italia”. Ecco, qui si è partiti e qui si torna.

All’intuizione di un manager che oggi avrebbe avuto gioco facile a firmare discorsi autocelebrativi sull’ennesimo successo della sua azienda, che macina utili e commesse, che ha appena dato una nave a un gigante come Virgin, e che invece ha detto che i l re è nudo, che la rivoluzione è dentro di noi e che, se non si parte dalla scuola, non si va da nessuna parte. Che le navi rischiano di diventare come i pomodori. Bono non ha alcuna intenzione di fare politica. Ma questa intervista vale più di un discorso programmatico degli ultimi venti governi, di qualsiasi colore.

(Massimiliano Lussana - Tiscali.it)

 

 

 

 

 

US NAVY: TAGLI ALL’ACQUISTO DEI SUPER HORNET DAL 2021

WASHINGTON - La US Navy prevede tagli all'acquisto dei caccia bombardieri Super Hornet, per recuperare risorse da investire nello sviluppo del programma dei caccia di nuova generazione. La notizia emerge dal bilancio per l’anno 2021 presentata dalla US Navy.

L’ordine per 24 Super Hornet nel 2021 sarebbe così l’ultimo. L’anno scorso la Boeing ha ottenuto un contratto pluriennale da 4 miliardi di dollari per la costruzione di 78 F/A-18E/F fino all’esercizio finanziario 2021.

 

 

 

SOTTOMARINI “MADE IN ITALY” PER LA MARINA DEL QATAR

ROMA - Il Qatar potrebbe diventare il primo Stato arabo del Golfo Persico e il primo membro del Gulf Cooperation Council a disporre di una componente subacquea composta da sottomarini convenzionali.

Il nuovo Memorandum d’intesa tra Barzan Holding (società posseduta dal Ministero della Difesa qatarino) e Fincantieri cita infatti la “fornitura di navi e sottomarini d’avanguardia”. Finora aveva avuto una vasta eco la fornitura di ben 7 navi realizzate da Fincantieri alla Marina del ma il recente possibile ampliamento della commessa ad almeno una coppia di sottomarini costituisce un nuovo rilevante sviluppo.

In termini strategici per le capacità che la Marina di Doha acquisirebbe in un Golfo Persico in cui solo l’Iran dispone di forze subacquee, sia in termini industriali consolidando e ampliando il ruolo di Fincantieri nell’area mediorientale e nel settore dei sottomarini convenzionali dove le aziende italiane non hanno mai conseguiti successi di export dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Da allora Fincantieri ha prodotto per la Marina Militare i 4 sottomarini classe Toti, gli 8 Nazario Sauro e i 4 classe Todaro (altri due in programma) appartenenti al tipo U212 tedesco ma realizzati in Italia con le specifiche caratteristiche richieste dalla Marina Militare.

I battelli proposti al Qatar potrebbero essere sviluppati ad hoc, forse con dimensioni ridotte rispetto agli U212 come richiederebbero le ristrette e basse acque del Golfo Persico, anche se non si possono escludere ambizioni oceaniche per la futura flotta del Qatar, emirato piccolo ma che grazie alle sue ricchezze e a una politica efficace è riuscito a ad avere una forte influenza in molte aree lontane dai propri confini, specie in Africa.

Fincantieri del resto propone nel suo “carnet” anche i battelli da 58 metri e mille tonnellate S1000 (nella foto sopra) messi a punto con il bureau russo Rubin e offerti per l’export.

In ogni caso il costoso pacchetto che porterà il Qatar a disporre di sottomarini vede l’Italia e Fincantieri in grado di offrire non solo battelli ed equipaggiamenti all’avanguardia ma anche addestramento e supporto al personale qatarino.

Il consolidamento della commessa navale Fincantieri si inserisce in un più ampio rafforzamento dei rapporti col Qatar in campo militare e (confermato dalla gr ande esercitazione terrestre “Nasr 19” tenutasi nei mesi scorsi e dal contratto con Leonardo per 28 elicotteri NH-90) ma anche in un contesto di grandi successi nel settore militare della società cantieristica italiana.

Recentemente sono infatti emerse notizie circa l’interesse dell’Egitto a varare un ampio programma navale basato su prodotti Fincantieri che includono la cessione per 1,2 miliardi di euro delle ultime 2 fregate FREMM multiruolo varate per la Marina Militare Italiana (che riceverebbe in cambio nuove unità di prossima costruzione) e un programma dal valore stimato in una decina di miliardi di euro per l’acquisizione di altre 4 FREMM e di una ventina di pattugliatori da produrre anche in cantieri egiziani.

L’anno scorso la Marina Egiziana avrebbe ordinato una ventina di elicotteri Leonardo AW149 (più altri 10 in opzione) da impiegare soprattutto a bordo delle due portaelicotteri da assalto anfibio tipo Mistral, la Ghamal Abdel al-Nasser e la Anwar Sadat: una commessa mai confermata da Leonardo ma di cui si è molto parlato anche in Francia poichè gli elicotteri italiani sono stati preferiti agli NH-90 proposti da Parigi.

Sul tavolo dei negoziati dei programmi italo-egiziani di cooperazione militare vi sarebbe anche l’interesse dell’Egitto per l’acquisizione di 24 cacciabombardieri Eurofighter Typhoon, altrettanti addestratori M-346 e almeno un satellite, tutti prodotti da Leonardo.

(servizio di Analisi Difesa)

 

 

 

 

PIGNORAMENTI ALLA DIFESA, NIENTE SOLDI AI MILITARI IN MISSIONE

ROMA - L a Difesa non paga le bollette di luce, acqua e gas e, allora, arriva il pignoramento dei conti. Venerdì scorso - rivela Chiara Giannini su Il Giornale - a tutti i militari impegnati in missioni di lungo corso all'estero, ovvero addetti militari, personale che lavora nelle ambasciate o che sta facendo corsi fuori dall'Italia è arrivata la comunicazione che dal 24 gennaio scorso, a causa di «onerosi vincoli pignoratizi da parte di Poste Italiane che, sommati a quelli già precedentemente apposti, ammontano a circa 22,6 milioni di euro con conseguentemente sconfino di circa 3 milioni di euro rispetto al saldo contabile pari a circa 19,6 milioni di euro» le indennità di missione non potranno essere pagate.

Cifre mensili che vanno in media dai 2.200 ai 3.400 euro che non potranno essere corrisposte a causa dei pignoramenti disposti da alcuni tribunali italiani di circa 40 conti, tra quelli di Poste italiane e quelli di Banca d'Italia, proprio perché negli anni non si sarebbero pagate le utenze.

 

 

 

I LIBRI

 

MARIO CALABRESI "LA MATTINA DOPO"

 

di Michele Sabatini

 

ROMA - Dopo una perdita o un cambiamento arriva sempre il momento in cui capiamo che la vita va avanti, ma niente è più come prima, e noi non siamo più quelli di ieri. Un risveglio che è inevitabilmente un nuovo inizio. Scritto all'indomani della sua rimozione da direttore de La Repubblica " La mattina dopo", edito da Mondadori , è il nuovo libro del giornalista Mario Calabresi.

«Sono anni che mi interrogo sul giorno dopo. Sappiamo tutti di cosa si tratta, di quel risveglio che per un istante è normale, ma subito dopo viene aggredito dal dolore».

Quando si perde un genitore, un compagno, un figlio, un lavoro, una sfida decisiva, quando si commette un errore, quando si va in pensione o ci si trasferisce, c'è sempre una mattina dopo. Un senso di vuoto, una vertigine. Che ci prende quando ci accorgiamo che qualcosa o qualcuno che avevamo da anni, e pensavamo avremmo avuto per sempre, improvvisamente non c'è più. Perché dopo una perdita o un cambiamento arriva sempre il momento in cui capiamo che la vita va avanti, sì, ma niente è più come prima, e noi non siamo più quelli di ieri. Un risveglio che è inevitabilmente un nuovo inizio. Una cesura dal passato, un da oggi in poi.

A questo momento, delicato e cruciale, Mario Calabresi dedica il suo nuovo libro, partendo dal proprio vissuto per poi aprirsi alle esperienze altrui. E racconta così prospettive e vite diverse, che hanno tutte in comune la lotta per ricominciare, a partire dalla mattina dopo.

Per Daniela è dopo l'incidente in cui ha perso l'uso delle gambe, per Damiano è dopo il disastro aereo a cui è sopravvissuto, per Gemma è dopo la perdita del marito. Ma è anche un viaggio nel passato familiare, con la storia di Carlo e del suo rifiuto di prendere la tessera del fascismo, che gli costò il posto di lavoro ma gli aprì una nuova vita felice.

Storie di resilienza, di coraggio, di cambiamento, storie di persone che hanno trovato la forza di guardare oltre il dolore dell'oggi, per ricostruirsi un domani. Perché, realizza Calabresi, «il giorno dopo finisce quando i conti sono regolati, quando ti fai una ragione delle cose e puoi provare a guardare avanti, anche se quel davanti magari è molto diverso da quello che avevi immaginato».

« Nella vita c'è un unico segreto. Bisogna vedere la bottiglia mezza piena, perché la vita è fatta di cose belle e di dolori, e di dolori ne abbiamo avuti tanti, ma se ci fossimo fermati lì sarebbe davvero finita».

Mario Calabresi scrive bene ed il suo è un libro in grado di generare empatia nel lettore. Merito della sincera familiarità con i temi narrati, una sensibilità sviluppata nel tempo, una umanità irrimediabilmente figlia della sua storia personale e di quella della sua famiglia. Scrittura come catarsi, ma anche come necessità, impegno alla condivisione di un'esperienza, che possa tornare utile a qualcuno in una situazione simile.

È per questo che alla fine della lettura de "La mattina dopo" risuonano le parole di Kobe Bryant «There is power in understanding the journey of others to help to create your own». C'è del potere nel comprendere il viaggio degli altri perchè può aiutare a creare il proprio. C'è una grande forza nell'essere d'esempio per qualcuno.

Nessuno di noi è immune dall'aver vissuto eventi drammatici e attraversato tempi difficili. Quelli che accadono senza preavviso, che vissuti in prima persona destabilizzano. Ma poi si impara che è come ci si rialza che fa la differenza, ognuno a modo suo. Sono la dedizione, il prendersi cura delle radici e dei punti fermi della vita, il coraggio di cambiare le proprie abitudini, la capacità di non arrendersi alle sconfitte, la serenità dell'impegno, sono tutte queste cose ed altre ancora a costruire e dare sostanza a questa differenza.

"La mattina dopo" è un libro che fa bene all'autostima. Costruito ad arte ma onesto, sentito. Sinceramente. Una pillola d'energia nella personale e quotidiana battaglia di ognuno per la sopravvivenza. Mario Calabresi è un compagno d'armi prezioso, perchè sa di cosa parla e ricorda con gratitudine chi l'aiutato «Grazie soprattutto a chi mi ha tenuto la mano quando la corrente era più forte». Perchè ha imparato come dice Leonard Cohen che «C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da li che entra la luce».

Mario Calabresi. Figlio del commissario Luigi Calabresi, Mario è giornalista ed è stato direttore della «Stampa» e di «Repubblica». È autore di  Spingendo la notte più in là (Mondadori, 2007), libro dedicato alle vittime del terrorismo. Nel 2002 - insieme a Francesca Senette e Andrea Galdi - è stato insignito del premio Angelo Rizzoli per il giornalismo, e nel 2003 riceve il premio intitolato a Carlo Casalegno. Nel maggio 2011 esce il suo  Cosa tiene accese le stelle (Mondadori), antologia di scritti sulle conversazioni avute con italiani "eccellenti". Tra le pubblicazioni Mondadori ricordiamo:  La fortuna non esiste (2009),  Cosa tiene accese le stelle (2011),  Non temete per noi, la nostra vita sarà meravigliosa (2015) e  La mattina dopo (2019).

SCHEDA LIBRO

Titolo: La mattina dopo

Autore: Mario Calabresi

Editore: Mondadori

Anno edizione: 2019

Pagine: 144 p., Brossura

EAN: 9788804663195

Prezzo: € 17,00

 

 

LE MOSTRE 

 

RAFFAELLO, MAXI MOSTRA A ROMA

 

ROMA - Dal 5 marzo le Scuderie del Quirinale ospiteranno una maxi-mostra dedicata a Raffaello. Una grande mostra monografica, con oltre 200 capolavori tra dipinti, disegni ed opere di confronto, dedicata a Raffaello Sanzio, nel cinquecentenario della sua morte, avvenuta a Roma il 6 aprile 1520 ad appena 37 anni.

L’esposizione, intitolata semplicemente ‘Raffaello’, costituisce l’apice delle celebrazioni mondiali e rappresenta l’evento di punta del programma approvato dal Comitato Nazionale appositamente istituito dal ministro Dario Franceschini e presieduto da Antonio Paolucci. In occasione della mostra, è stato raccolto un vastissimo corpus di opere di mano di Raffaello: oltre 100, tra dipinti e disegni, per una raccolta di creazioni dell’urbinate mai viste al mondo in così gran numero tutte insieme. Anche in termini di capolavori in prestito (oltre che di lavoro scientifico svolto), è stato determinante il contributo delle Gallerie degli Uffizi, con circa 50 opere delle quali oltre 40 dello stesso Raffaello. Non ci saranno però i ritratti dei coniugi Doni e la Madonna del Cardellino. Questo anche perchè la mostra è pensata come un dialogo tra la Capitale e Firenze: in modo che la mostra di Roma possa essere completata dalle opere di Raffaello che resteranno al loro posto a Firenze.

La mostra verrà inaugurata il 3 marzo 2020 alla presenza delle più alte cariche dello Stato e dei rappresentanti ufficiali dei principali paesi prestatori. Dal 5 marzo la mostra aprirà al pubblico e sarà visitabile fino al 2 giugno. Per Franceschini ”è una grande mostra europea che raccoglie capolavori mai riuniti finora. Il giusto modo per celebrare la grandezza e la fama di un artista universale a 500 anni dalla sua morte. La prestigiosa esposizione alle Scuderie del Quirinale, che come quella dedicata a Leonardo al Louvre vede la collaborazione dei più grandi musei italiani e internazionali, permetterà al pubblico di ammirare un corpus considerevole di opere di Raffaello”.

 

 

 

 

IL CASO

 

PROPOSTA DI LEGGE ROSTAN SULLA MALATTIA DI MENIERE

 

ROMA - Mercoledì 26 febbraio ore 13 conferenza stampa di poresentazioine della proposta di legge Rostan sulla Malattia di Meniere. La confernza si terrà alla Camera dei Dedputati, ingresso inn Vian della Missiione 8, Roma

Vertigini rotatorie violente e imprevedibili, ripetitive e incontrollabili, sordità,neurosensoriale, acufeni, senso di ovattamento e instabilità posturale, questi i sintomi principali e gravemente invalidanti con cui la persona con Malattia di Menière deve convivere quotidianamente per i quali, ad oggi, non esiste possibilità di guarigione.

Ebbene gli oltre duemila malati - seguiti su tutto il territorio nazionale dalla Organizzazione di Volontariato “Associazione Malati Menière Insieme” ONLUS con sede a Bologna - sono privi di ogni tutela sociale da parte dello Stato.

Questi malati invisibili forse troveranno dopo decenni risposta alle loro legittime necessità se il Progetto di Legge, che ha come primo firmatario la On. Rostan, Vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera, sarà licenziato dal Parlamento.

Partecipano:

On. Michela ROSTAN, Vicepresidente della XII Commissione Affari Sociali, Camera dei Deputati, prima firmataria della Proposta di Legge (Atto Camera dei Deputati n. 1422): "Norme per il riconoscimento della sindrome di Ménière come malattia cronica e invalidante".

Cav. Nadia GAGGIOLI, Presidente dell’Associazione Malati Menière Insieme ODV - ONLUS, Bologna.

Sig. Mauro TRONTI, Vicepresidente dell’Associazione Malati Menière Insieme ODV - ONLUS, Roma.

Prof. Giuseppe ATTANASIO, PhD, Specialista in Otorinolaringoiatria, Dipartimento Assistenziale Integrato “Testa-Collo”, Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Umberto I, Roma.

Modera:

Dott. Paolo Roberti di Sarsina