LUFTHANSA: IL GOVERNO TEDESCO È ORA IL MAGGIORE AZIONISTA

FRANCOFORTE - La Repubblica Federale di Germania è ora il maggiore azionista della Lufthansa: tramite il fondo di stabilizzazione, lo Stato ha fra le mani il 20,05% delle azioni della compagnia aerea. Lo ha annunciato il gruppo tedesco tramite un obbligo di annuncio alla Borsa.

Il piano di aiuti da nove miliardi di euro (circa 9,6 miliardi di franchi) è stato concordato nelle settimane scorse con il governo tedesco: gli azionisti, lo scorso 25 giugno, hanno approvato la partecipazione statale del 20% al termine di un’assemblea generale straordinaria molto attesa.

Il governo tedesco ha ricevuto le nuove azioni al valore nominale di 2,56 euro per azione - ben al di sotto della quotazione di borsa - pagando attorno a 300 milioni di euro.

Nel frattempo, la Lufthansa ha già utilizzato una prima tranche del prestito di circa un miliardo di euro.

 

 

 

IL MASTERPLAN PER MALPENSA: QUARTO SATELLITE E AIRPORT CITY

MALPENSA - E’un aeroporto avveniristico e moderno quello che si presenterà all’appuntamento del 2035. Nei rendering e nelle tavole grafiche del Nuovo Masterplan – il Piano di sviluppo di Malpensa dei prossimi 15 anni – pubblicate sul sito del ministero dell’Ambiente non c’è la terza pista ma rispunta il quarto satellite. Come già preannunciato ai sindaci del Cuv nelle scorse settimane, la parola d’ordine è ottimizzazione degli spazi già oggi nelle disponibilità di Sea, sebbene si chieda un’espansione a sud del sedime – nettamente ridimensionata rispetto alle mire di sviluppo di otto anni fa –  per puntare al raddoppio dell’attuale Cargo city. Si punta anche a ridisegnare totalmente l’area esterna di fronte al T1, con nuove costruzioni nell’area prospiciente allo Sheraton dove oggi trova posto il P3. Una vera e propria Airport city.

L’espansione del T1

Tra le ipotesi di sviluppo contenute nel Masterplan 2035 – approdato al ministero per la procedura di Via (Valutazione impatto ambientale) – c’è l’espansione del Terminal 1. Si prevede un ampliamento a sud con un nuovo molo che risulterà esclusivamente destinato al traffico Schengen e servirà essenzialmente a riequilibrare la capacità operativa del terminal in presenza della futura crescita dei voli di medio raggio verso destinazioni europee, operati sia da Vettori legacy che low cost.

In condizioni di crescita del traffico passeggeri particolarmente elevate (scenario di previsione “best”) si prevede inoltre la realizzazione del quarto satellite, garantendo un’elevata qualità di servizio anche nell’eventualità che Malpensa debba tornare a ricoprire il ruolo di hub per una compagnia aerea, con la conseguente necessità di poter adeguatamente servire significativi flussi di passeggeri in transito. La relativa vicinanza del nuovo satellite al terminal esistente consentirà una soluzione di collegamento tra i due edifici di tipo pedonale, che si sviluppa con un percorso ubicato sotto il piazzale e dotato di marciapiedi mobili.
In alternativa il Masterplan prevede anche l’allungamento dei tre satelliti esistenti, ma è un’ipotesi che mostra molte criticità sotto il profilo della operatività in piazzale.

Nasce l’Airport city

Nel panorama internazionale si registra una crescente domanda di spazi land side da destinare a funzioni complementari, che ha portato anche per l’aeroporto di Malpensa alla necessità di valutare e prevedere nell’ambito del sedime la realizzazione di una “Airport City” dedicata prevalentemente a funzioni di tipo terziario e ricettivo legate alle necessità proprie dell’aeroporto.

Sono state prese in considerazione tre ipotesi di possibile localizzazione. Una è tra la torre di controllo e la Cargo City, un’altra è in zona Case Nuove, ma quella su cui il Masterplan sembra decisamente puntare è l’area del P3, di fronte allo Sheraton. Per la sua vicinanza al T1, consente di creare un polo sinergico fra sviluppo aeroportuale e sviluppo di funzioni a vocazione urbana collegate al trasporto aereo, in linea con gli esempi di “airport cities” già realizzati in altri contesti europei.
L’area su cui verrà realizzata l’Airport City ha una superficie complessiva in pianta di circa 110.000 metri quadrati. Qui si prevede l’insediamento di una Smart Mobility Area (un edificio destinato a funzioni pubbliche legate alla mobilità sostenibile), Office Park, Hotel & Services (edifici destinati a funzioni prevalentemente terziarie, ricettive e di servizio correlate al trasporto aereo) e un parcheggio interrato. Si esclude invece totalmente, nell’ambito della nuova Airport City, la possibilità di realizzare insediamenti sensibili o ad alto carico antropico (scuole, centri commerciali, centri congressi, strutture sportive o per spettacoli che possano attirare volumi significativi di pubblico). Nei rendering si intravede anche il nuovo headquarter di Sea in un’area adiacente all’Airport City.

Cresce la Cargo city

Il Masterplan prevede anche un importante sviluppo dell’area cargo al fine di garantire un’adeguata capacità delle infrastrutture destinate alla gestione del traffico merci, coerentemente con i significativi incrementi stimati nel medio e lungo periodo dei volumi di merce servita. L’area individuata per la realizzazione dei nuovi fabbricati è adiacente all’attuale Cargo city, a sud del sedime aeroportuale, al fine di ottimizzare le infrastrutture esistenti e consolidare la vocazione di questa area. Il Piano industriale prevede 3 nuovi edifici cargo “di prima linea”, ciascuno avente una superficie di ingombro a terra pari a circa 15.000 metri quadrati e un’altezza massima pari a 15 metri.

Il Masterplan ha pianificato anche lo sviluppo di nuove strutture cargo di “seconda linea”, fino a un massimo di nove nuovi edifici non direttamente affacciati sul piazzale ma comunque adiacenti alle infrastrutture aeroportuali esistenti.

Si ipotizza infine la realizzazione, all’interno del sedime aeroportuale esistente, di un nuovo Centro servizi destinato agli autotrasportatori: risponde all’esigenza di potenziare l’area operativa della Cargo City mediante la fornitura di alcune funzioni (parcheggi, officine meccaniche, punto di ristoro) frequentemente richieste dagli utenti. Lo schema di sviluppo prevede la realizzazione di alcuni fabbricati di dimensioni relativamente contenute e di un vasto piazzale di sosta dei veicoli pesanti.

(Malpensa24)

 

 

 

 

 

NAPOLI SESTA BASE ITALIANA DI VOLOTEA

NAPOLI - Volotea ha inaugurato a Napoli la sua sesta base italiana. Dopo l’annuncio dello scorso ottobre, infatti, si concretizzano gli investimenti della compagnia presso lo scalo campano dove, grazie ai 2 Airbus A319 allocati, il vettore punta a consolidare, per quest’estate, la sua presenza con una particolare attenzione all’offerta domestica, a cui si aggiungono numerosi collegamenti verso la Grecia.

Come in passato, prima cioè di diventare base Volotea, Napoli si riconferma così come il primo aeroporto in Italia, e secondo nel network Volotea, per volume di biglietti disponibili. Il network di rotte della compagnia raggiungibili da Napoli include 17 destinazioni, 9 in Italia e 8 all’estero e, per l’occasione, il vettore scende in pista con una speciale promozione, con biglietti a partire da 9 Euro per decollare dallo scalo napoletano.

L’inaugurazione della nuova base è stata ufficializzata con uno speciale taglio del nastro a cui hanno preso parte Carlos Muñoz, Presidente e Fondatore di Volotea, live in collegamento da Barcellona, Valeria Rebasti, Commercial Country Manager Italy & Southeastern Europe di Volotea e Roberto Barbieri, Amministratore Delegato GESAC e Margherita Chiaramonte, Direttore Sviluppo Business Aviation di GESAC.

 

 

 

 

 

È MORTO ENNIO MORRICONE, GRANDE MUSICISTA E PREMIO OSCAR

ROMA - Ennio Morricone è morto nella notte in una clinica romana, dopo una caduta in seguito alla quale si era rotto il femore qualche giorno fa. Morricone è famoso per aver composto le colonne sonore di film iconici come “Per un pugno di dollari”, “C’era una volta in America”, “Nuovo cinema Paradiso”, “Malena”. Aveva 91 anni.

Funerali in forma privata

La famiglia del compositore ha reso noto attraverso le parole del legale che i funerali si terranno in forma privata “nel rispetto del sentimento di umiltà che ha sempre ispirato gli atti della sua esistenza”.

Nella nota si legge che Morricone si è spento “all’alba del 6 luglio in roma con il conforto della fede”, conservando “sino all’ultimo piena lucidità e grande dignità. Ha salutato l’amata moglie Maria che lo ha accompagnato con dedizione in ogni istante della sua vita umana e professionale e gli è stato accanto fino all’estremo respiro”.

Morricone “ha ringraziato i figli e i nipoti per l’amore e la cura che gli hanno donato. Ha dedicato un commosso ricordo al suo pubblico dal cui affettuoso sostegno ha sempre tratto la forza della propria creatività”, conclude la nota.

Una carriera di successi tra cinema e musica

Figlio di trombettista e diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia nella stessa materia e in direzione d’orchestra, Ennio Morricone ha firmato le colonne sonore di tantissimi film italiani e stranieri, che gli sono valsi l’assegnazione di un premio Oscar alla carriera nel 2007. Ma al suo genio si devono anche gli arrangiamenti di “Sapore di sale” di Gino Paoli e “Se Telefonando” di Mina.

Morricone ha vinto anche un premio Oscar per la migliore colonna sonora per il film “The Hateful Eight” di Quentin Tarantino, oltre a diversi Golden Globe, David di Donatello e Nastri d’Argento. A lui è dedicata anche una stella sulla Walk of Fame di Los Angeles.

Il sodalizio con Tarantino

Per Tarantino ha firmato le colonne sonore anche di capolavori come “ Kill Bill” e “ Bastardi senza gloria“, ma sono indimenticabili anche i brani composti per i film di John Carpenter, Brian De Palma, Roland Joffé, Oliver Stone.

Ennio Morricone ha così descritto il suo approccio alla musica: “Ogni volta cerco di realizzare una colonna sonora che piaccia sia al regista, sia al pubblico, ma soprattutto deve piacere anche a me, perché altrimenti non sono contento. Io devo essere contento prima del regista. Non posso tradire la mia musica“.

 

 

 

 

MOLTE OMBRE SULLA VENDITA DI AIR EUROPA

LONDRA - Il sindacato Unite ha lanciato il monito a Bruxelles sul passaggio di Air Europa a Iag: in base a quanto riporta preferente.com, Unite avrebbe presentato una documentazione all’Antitrust europeo sostenendo che il passaggio di proprietà avrebbe delle ripercussioni in termini di concorrenza e di scelta dei clienti.

Il sindacato avrebbe riunito un team di esperti proprio per misurare l’impatto dell’ingresso di Air Europa in Iag: stando alle cifre comunicate, su diverse rotte il nuovo soggetto si troverebbe ad avere quote di mercato particolarmente alte. Tra queste, sia collegamenti interni sia voli internazionali tra Spagna e America Latina.

 

 

 

LA DIFESA AVRÀ UNA SUA UNIVERSITÀ

ROMA - La commissione Bilancio della Camera ha approvato la creazione di un'università della Difesa. Sarà il Centro Alti Studi della Difesa a emanare bandi per dottorati in scienze della Difesa e della Sicurezza, aperti anche ai civili.

«Al fine di sviluppare percorsi formativi che favoriscano l'integrazione interdisciplinare - si legge nel documento approvato - tra il mondo accademico nazionale e la ricerca nel settore della Difesa, nonché di integrare il sistema della formazione universitaria, post universitaria e della ricerca a sostegno del rilancio e di un più armonico sviluppo dei settori produttivi strategici dell'industria nazionale».

Il Casd si riconfigura «in via sperimentale per un triennio quale scuola superiore di ordinamento speciale della Difesa di alta qualificazione e di ricerca nel campo delle scienze della difesa e della sicurezza».

L'emendamento al decreto Rilancio riprende un'idea voluta dall'attuale Ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, condivisa con il Ministero dell'Università e della Ricerca e consentirà un'integrazione tra le università e la Difesa.

 

 

 

ADDIO BOEING 747 E AIRBUS A380: NIENTE PIÙ GIGANTI DEI CIELI

di Paolo Corsini

 

La pandemia globale da COVID-19 ha probabilmente solo accelerato un esito al quale si sarebbe giunti nei prossimi anni. I tempi dei voli intercontinentali su aerei grandi e imponenti, capaci di avere a bordo un numero elevatissimo di passeggeri, è ormai giunto al termine.

Parliamo di Boeing 747 e Airbus A380, i due giganti dei cieli per il trasporto dei passeggeri. Il primo vola da ormai 50 anni, periodo in cui si è ovviamente evoluto in differenti versioni senza però mai abbandonare l'iconica silouette con l'upper deck, il piano rialzato, posizionati nella parte frontale come una sorta di gobba. Airbus A380 è più recente e vola da poco più di un decennio, capace di ospitare al proprio interno non meno di 500 passeggeri nella configurazione multiclasse grazie ai due livelli interni.

Il destino di Airbus A380 era parso già segnato prima dell'epidemia del 2020: troppo costoso da far volare se non operativo con tutti i passeggeri a bordo, ha perso nel corso degli ultimi anni l'interesse di molte compagnie aeree con ordini per nuovi aerei in forte riduzione se non del tutto cancellati.

Dinamica simile è avvenuta per il Boeing 747, che negli ultimi 10 anni ha ben contrastato l'interesse di mercato per il più recente A380 riuscendo soprattutto negli ultimi 5 anni a incamerare numerosi ordini per nuovi modelli. Nel 2019 tuttavia non ne sono stati più fatti e di certo questo non avverrà nel futuro. Si stima che sarà solo a metà decennio che il traffico aereo ritornerà ad essere quello del periodo pre-Covid, nel quale già stava avvenendo un progressivo spostamento verso aerei grandi ma non così imponenti come 747 e A380 anche per le tratte più lunghe.

Del resto, Bloomberg segnala come lo scorso mese si stimava che il 97% degli A380 operativi fossero parcheggiati su qualche pista, cifra che scende al 91% per i 747: aerei di questo tipo necessitano del massimo del tasso di riempimento per poter essere economicamente sensati. Boeing non ha fatto una comunicazione ufficiale ma dall'analisi dei report finanziari si capisce come l'ultimo dei 747-8, ultima evoluzione della famiglia, sarà consegnato entro due anni mentre per l'A380 la produzione dell'ultimo esemplare ordinato sta per essere completata.

I tempi dei grandi Jumbo Jet sono ormai finiti: anche senza le conseguenze della pandemia globale la direzione delle compagnie aeree era quella di utilizzare più piccoli, per quanto grandi in assoluto, aerei a due motori in grado di assicurare maggiore flessibilità d'uso su diverse rotte e soprattutto un contenimento dei costi di gestione. Nei prossimi anni voleremo ancora su 747 e A380, ma questa esperienza diventerà sempre più rara anche per i frequent flyer in volo da un continente all'altro.

(Paolo Corsini - Hardware Upgrade)

 

 

 

 

FS ITALIANE: PRIMO "TRENO ROCK" DI TRENITALIA PER IL LAZIO

ROMA - É stato consegnato alla Regione Lazio il primo dei 72 nuovi treni di Trenitalia (Gruppo FS Italiane) che entro il 2024 garantiranno il rinnovo totale della flotta regionale. Il nuovo treno Rock, dotato di 602 posti a sedere, è spazioso ed ecosostenibile e sarà impiegato sulle linee FL1 (Orte – Roma – Fiumicino Aeroporto) e FL3 (Roma – Cesano/Viterbo).

Alla cerimonia di consegna a Roma Termini hanno partecipato Nicola Zingaretti, presidente Regione Lazio, Mauro Alessandri, Assessore ai Lavori Pubblici e Mobilità Regione Lazio, Gianfranco Battisti, AD e DG di Ferrovie dello Stato Italiane, Orazio Iacono, AD e DG Trenitalia, e Sabrina De Filippis, Direttore Divisione Passeggeri Regionale Trenitalia.

Nel Lazio il 13% delle persone sceglie il treno per i propri spostamenti e con circa 350mila viaggiatori al giorno è la seconda regione in Italia per passeggeri trasportati. I nuovi treni più capienti e confortevoli aumenteranno sensibilmente il numero dei posti a sedere fino al 53% in più rispetto ai treni precedenti.

Non solo capienti ma anche ecologici. I nuovi treni, infatti, sono sostenibili e riciclabili. Permettono di ridurre i consumi del 30% rispetto ai treni precedenti e sono riciclabili fino al 97%. Inoltre al loro interno è possibile trasportare fino a 18 biciclette.

Di recente è stata introdotta da Trenitalia un’app che permette di conoscere in tempo reale, grazie al counter digitale, il numero dei posti disponibili a bordo dei treni regionali. Un algoritmo esporrà con tre diversi colori (rosso, giallo, verde) l’andamento delle presenze a bordo treno sino a non consentire gli acquisti nel momento in cui il treno sarà sold out. Una nuova funzione a tutela della salute delle persone in questa fase dell’emergenza epidemiologica COVID-19 e per aiutare le persone a scegliere il treno regionale sul quale viaggiare.

 

 

 

 

 

STEFANO SOPRANI È IL NUOVO CAPO UFFICIO STAMPA DEL GRUPPO FS

ROMA – Stefano Soprani é il nuovo Capo ufficio stampa del gruppo FS italiane. Negli ultimi anni Soprani é stato responsabile della comunicazione di Infocamere, ma ancor prima ha lavorato per molto tempo in AnsaldoBreda, nella Finmeccanica (oggi Leonardo), in Aeroporti di Roma, in Philip Morris. E' indubbiamente tra i professionisti della comunicazione più preparati e vanta grandi amicizie nel mondo del giornalismo economico, dove è molto apprezzato.

Nella struttura della comunicazione, guidata da Angelo Bonerba, entra anche Olivia Tassara proveniente da Sky. Mentre Stefano Biserni assume la responsabilità di un nuovo servizio per la comunicazione della Sostenibilitá.
Ed ecco l’intera squadra di comunicazione, relazioni pubbliche, cerimoniale e digital del gruppo, a cui si aggiungono i comunicatori regionali e i responsabili della comunicazione delle societá controllate.

Stefano Biserni – External Communication for Sustainability

Stefano Soprani – Group Media Relations

Marco Mancini – Editorial Activities

Tiziana Prisco – Digital Communication

Stephan Albrechtskirchinger – International Communication

Elena Tondini – Brand Image and Social Policies

Fabrizia Fuscagni – Advertising

Stefano Imbruglia – Territorial External Communication

Olivia Tassara – Public Relations

Tamara Romay – Ceremonial

 

 

 

 

 

LEONARDO LABS: VIA AL BANDO INTERNAZIONALE

ROMA - Al via la selezione di reclutamento di giovani talenti per i “Leonardo Labs”, i nuovi laboratori di ricerca e sviluppo corporate dedicati all’innovazione nei settori tradizionali di Leonardo e allo sviluppo di nuove tecnologie per il lungo periodo. Nell’anno in corso, sono 68 le posizioni aperte, suddivise in sei differenti aree di attività: tutti i dettagli sui profili disponibili sono, da oggi, consultabili all’interno del sito di Leonardo nella pagina www.leonardocompany.com/LeonardoLabs-CallToRecruit
Il processo di reclutamento è riservato a giovani ricercatori – in possesso di una laurea/dottorato di ricerca in discipline STEM e in possesso di comprovati skills – che verranno inseriti nelle seguenti aree specialistiche: 36 posizioni in Artificial Intelligence and Autonomous Intelligent System, 15 in Big Data Analytics, sei in High Performance Computing, quattro in Electrification of Aeronautical Platforms, cinque in Materials and Structures e due in Quantum Technologies.

I ricercatori (i Leonardo Research Fellows), faranno parte dei team che saranno strutturati nelle sei sedi dei Leonardo Labs presenti nelle aree di Milano, Torino, Genova, Roma, Napoli e Taranto.
“I Leonardo Labs nascono dalla volontà di Leonardo di essere sulla frontiera dell’innovazione digitale e non solo, di anticipare la domanda del mercato e di migliorare così i prodotti e servizi offerti ai clienti.

 Con l’apertura del bando di reclutamento internazionale intendiamo dotarci oggi di quelle risorse e di quei talenti che potranno garantirci una prospettiva di crescita sostenibile nel lungo periodo aumentando la competitività di Leonardo e, ove possibile, anticipando l’innovazione”, spiega Roberto Cingolani, Chief Technology & Innovation Officer di Leonardo (nella foto a lato)

La strategia innovativa, azione definita all’interno del piano strategico “Leonardo 2030 Masterplan”,
dei Leonardo Labs prevede la costituzione di sei programmi inter-divisionali dedicati a sviluppare
tecnologie e competenze trasversali alle aree di business aziendali. Questi laboratori
coinvolgeranno le migliori competenze su scala internazionale, del settore AD&S, del tessuto
imprenditoriale collegato, dei giovani e dei territori di riferimento.

I Leonardo Labs saranno così fertilizzatori delle realtà locali consentendo al contempo a Leonardo di centralizzare lo sviluppo di tecnologie abilitanti con l’obiettivo di massimizzare l’aggiornamento sul fronte dell’innovazione. I Leonardo Labs potranno, se necessario, essere realizzati anche con selezionati partner tecnologici esterni.

Ogni laboratorio è dedicato ad una specifica area applicativa e vede, al suo interno, diversi filoni di ricerca quali i big data, il calcolo ad alte prestazioni e la simulazione, l’intelligenza artificiale e i sistemi autonomi ( unmanned), le tecnologie quantistiche, la mobilità elettrica, i materiali e le strutture.

Le nuove. strutture dei Leonardo Labs stanno sorgendo in prossimità dei principali siti industriali di Leonardo in Italia e all’estero con l’obiettivo di facilitare anche il trasferimento tecnologico e di massimizzare i benefici per i territori di riferimento, consolidando la collaborazione con le istituzioni locali. In particolare, l’area di Genova ospiterà uno dei più potenti calcolatori esistenti che rafforzerà significativamente le capacità di Leonardo e nazionale nel super-calcolo, nei big data e nello sviluppo di applicazioni di Intelligenza Artificiale.

I laboratori consentiranno, inoltre, di alimentare un flusso continuo di talenti per assicurare flessibilità e rinnovamento, sia di capacità sia di competenze professionali, in base a un modello adottato su scala internazionale in cui giovani ricercatori esterni di provenienza internazionale, lavoreranno insieme ad esperti e ricercatori interni alle Divisioni di Leonardo.

 

 

 

 

I LIBRI

 

FRANCESCO COSTA "QUESTA È L’AMERICA"

di Claudio Lo Faro

 

MILANO - Ci sono pochi posti nel mondo dove il divario tra quello che crediamo di sapere e quello che sappiamo è tanto ampio quanto nel caso degli Stati Uniti. L’influenza statunitense nei nostri consumi è così longeva che pensiamo di conoscere bene l’America quando in realtà, nella gran parte dei casi, la nostra idea è un impasto di luoghi comuni e poche informazioni concrete.

Convinti che gli statunitensi siano tutti armati fino ai denti, non sappiamo, per esempio, che la metà delle armi in circolazione in America è posseduta dal 3 per cento della popolazione. Coltiviamo il luogo comune per cui gli Stati Uniti usino la mano pesante contro l’evasione fiscale e i reati dei cosiddetti colletti bianchi, ma in carcere ci vanno ancora soprattutto ragazzi neri.

Ragioniamo e discettiamo sulla cultura americana e sulla sua idea di Stato e libertà, paragonando il tutto a quello che succede qui da noi, senza sapere o tener conto che gli Stati Uniti sono un paese molto poco popolato: ci sono più persone nella sola New York di quante ce ne siano in 40 dei 50 Stati. Siamo abituati a leggere l’intera politica estera statunitense innanzitutto sulla base del petrolio, e della necessità di trovarlo, ma oggi gli Stati Uniti sono pressoché indipendenti dal punto di vista energetico. L’elenco potrebbe continuare.

Allo stesso modo, abbiamo accolto il risultato elettorale più clamoroso in quasi tre secoli di storia statunitense, la vittoria del repubblicano Donald Trump alle presidenziali del 2016, a pochi anni di distanza dell’elezione di Barack Obama, primo presidente nero, come la logica e prevedibile conseguenza dei nostri luoghi comuni. Eppure ci sono fatti e cambiamenti profondi e non sempre visibili che spiegano eventi così straordinari.

In quest’anno così cruciale per la politica statunitense, che porterà all’elezione di un nuovo presidente o alla rielezione di Trump, Francesco Costa riflette sulle trasformazioni e i problemi dell’America, quella vera, raccontandoci il doloroso ma inesorabile smarrimento di un paese speciale che diventa ogni giorno più normale.Disponibile su:

Questa è l'America di Francesco Costa

edito da Mondadori è disponibile su

ISBN: 9788804722465

216 pagine

Prezzo: € 18,00

 

 

LE MOSTRE 

 

LE PIU' ATTESE DEL  2020 A MILANO

 

di Leo Coen

 

MILANO - Anche per questo 2020 Miòlano accoglie una serie di grandi mostre che faranno felici i tanti appassionati d’arte, di storia, di scienza e di cultura presenti in città. La città meneghina è infatti uno dei punti di riferimento a livello italiano, ma anche europeo, per chi cerca appuntamenti culturali di alto livello. Qui di seguito le mostre a Milano del 2020 da segnarsi subito in agenda:

Divine Avanguardie. Le donne nelle avanguardie russe Dall’Ottobre 2020 al Gennaio 2021, Palazzo Reale

Questa mostra racconta il movimento delle avanguardie artistiche dell’Unione Sovietica da un punto di vista femminile: le donne pittrici, ma anche le donne raffigurate, protagoniste di quel0 cambiamento culturale profondo ed estremamente vivace che accompagnarono la Rivoluzione Russa.

Tania Bruguera - Dal Marzo al Giugno 2020, PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea

Una novità per l’Italia questa prima retrospettiva dedicata interamente a Tania Bruguera, performance artist e attivista cubana le cui opere sono state già molto apprezzate al MoMA di New York e alla Tate di Londra. La mostra sarà incentrata sulla vita dell’artista, ma anche sulle sue opere fortemente collegate alle questioni del potere, della libertà, dei media e della società. 

Disney. L’arte di raccontare storie senza tempo - Dal 19 Marzo 2020 al 13 Settembre 2020, Mudec

Una mostra interamente dedicata all’universo Disney che si concentra in particolar modo sul dietro alle quinte, la professionalità, le tecniche e il lavoro che si nasconde dietro una serie di film d’animazione senza tempo.

Maria Lai - Dal Marzo al Giugno 2020, Museo del Novecento

Il Museo del Novecento di Milano celebra la vita e le opere di Maria Lai, una delle più importanti artiste italiane del XX secolo, conosciuta in tutto il mondo per le sue opere di Arte Povera e Informale, basata su lavori tessili e di cuciture.

I Realismi - Dall’Ottobre 2020 al Febbraio 2021, Palazzo Reale

Il Palazzo reale dedica un’ampia vetrina culturale al movimento artistico del Realismo attraverso un percorso con dipinti, sculture e documenti storici. La mostra racconta i movimenti artistici che si diffusero in Europa e negli Stati Uniti nel decennio tra le due Grandi Guerre del XX secolo. Un ritorno all’ordine in cui la pittura si propone come lo specchio obiettivo del reale. 

Pop Art - Dall’Ottobre 2020 al Febbraio 2021, Palazzo Reale

Tra le mostre più attese dell’anno bisogna segnalare quella dedicata al movimento artistico che negli anni ’50 del XX secolo portò prepotentemente la vita quotidiana al centro dell’arte. Oggetti frutto di una produzione di massa, giornali, tv, poster e lavatrici vengono decontestualizzati e trasformati in qualcosa di più profondo.

 

 

 

 

TURCHIA

 

SANTA SOFIA MUSEO O MOSCHEA? LA DECISIONE TRA 15 GIORNI

di Marco Ansaldo

 

ISTANBUL - Decisione rinviata. Santa Sofia che torna moschea è una questione molto delicata, troppo dirimente, eccessivamente rischiosa per le stesse autorità turche. Se ne parla di nuovo fra 15 giorni. A meno che il presidente della Repubblica non decida prima, autonomamente. E chissà mai se la ex basilica cristiana, oggi un museo visitato da decine di milioni di visitatori ma chiuso per la pandemia, verrà mai destinata a luogo di culto islamico. Però, agitarne ogni tanto lo spettro, fa bene alla causa.

 Commenta a Repubblica un osservatore occidentale da tanti anni presente a Istanbul: "Il caso serve a Erdogan per far vedere all'esterno quanto è forte e come potrebbe prendere una decisione che spaventa il mondo cristiano. Mentre all'interno mostra che i cattivi stanno sempre fuori e sono gli altri. E così si può andare avanti ancora per tanti anni sulla questione. Un gioco infinito".
Nel gioco delle parti, ora il Consiglio di Stato, il più alto tribunale amministrativo della Turchia, ha deciso che emetterà fra 15 giorni il verdetto sulla possibile riconversione di Santa Sofia. La notizia viene dal sito online del quotidiano Sabah, filogovernativo, ed è quindi ufficiale, tanto quanto la ricostruzione della seduta.
Nell'udienza, durata appena mezz'ora, sono state spiegate ai giudici le ragioni dell'Associazione per la protezione dei monumenti storici e dell'ambiente. L'avvocato dell'organismo ha dichiarato che la trasformazione in museo, stabilita nel 1935 da Mustafa Kemal (il fondatore della Turchia in Repubblica laica), avrebbe violato il "diritto di proprietà" del sultano Maometto II e dei suoi eredi, acquisito con la conquista della città. La procura si è però opposta a questa spiegazione. Sostenendo invece che lo status del monumento dipende delle autorità di governo, e chiedendo che il ricorso venga rigettato.
A questo punto, è il capo dello Stato, il presidente Recep Tayyip Erdogan, a poter decidere in modo discrezionale il nodo. I giudici, dopo avere ascoltato, hanno reso noto che il verdetto potrà essere emesso "in ogni momento nelle prossime due settimane". Ma, in caso di pronuncia a favore di una modifica dello status, sarà comunque necessario un ulteriore intervento normativo da parte del governo. L'esecutivo guidato da Erdogan è formato da un partito, Giustizia e sviluppo, fondato quasi vent'anni fa come organo conservatore di ispirazione religiosa.
L'istanza sulla quale si dovrà esprimere il Consiglio di Stato era stata presentata da una piccola associazione poco nota. E' guidata dal 75enne Ismail Kandemir, un uomo pio che da 26 anni si batte per trasformare Santa Sofia in moschea. Kandemir è un personaggio noto nel panorama mediatico turco. Barba alla Hemingway, aspetto da grande vecchio, compare spesso con una foto di Santa Sofia tra le mani. "Ho dedicato la mia vita al suo ripristino come moschea", dice. Da 5 lustri Kandemir si batte perciò per far annullare il decreto di Mustafa Kemal, Ataturk padre dei turchi, che nel rivoltare il Paese in senso laico fu capace di cambiare persino lo status del monumento, trasformandolo in un neutrale museo. Fino a oggi.

Molte le voci che in questi giorni si sono levate per scongiurare un passo che potrebbe far scatenare reazioni dure in molte parti del mondo. Il patriarca armeno Shahak II Mashalian ha preso una posizione sfumata: "Credo che la preghiera dei credenti si adatti meglio allo spirito del luogo, rispetto ai turisti curiosi che corrono in giro per scattare foto. Il sito è abbastanza grande da assegnare uno spazio ai cristiani, in modo che il mondo possa applaudire la nostra pace e la maturità religiosa". Mentre contrario è l'altro importante leader religioso della comunità cristiana con sede a Istanbul, il patriarca ecumenico Bartolomeo, rappresentante a Costantinopoli dei 300 milioni di ortodossi in tutto il mondo: "Invece di unirci, un'eredità di 1500 anni ci sta dividendo. Sono rattristato e scosso. La conversione di Santa Sofia in moschea deluderà milioni di cristiani nel mondo". Lo stesso segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha esortato il governo turco a mantenere l'attuale status.
Nella metropoli turca non si parla d'altro. E l'argomento sta polarizzando tutta la società turca, con una parte che considera lo status attuale di Santa Sofia emblematico del carattere secolare della Costituzione, mentre i conservatori religiosi spingono per la trasformazione. Nella Sala grande del museo il muezzin ha già fatto delle "prove acustiche", come è stato spiegato. Il presidente Erdogan ancora pochi giorni fa ha insistito su quanto la popolazione locale desideri il ritorno del museo a luogo religioso. E alcune ipotesi parlano di una possibile preghiera islamica il giorno 15 luglio, quarto anniversario del golpe fallito contro il leader. "Decine di migliaia di persone sono pronte per andare a pregare", anticipa l'agenzia di stampa Anadolu.
Basilica cristiana per quasi un millennio, convertita in moschea dopo la presa ottomana di Costantinopoli nel 1453, Santa Sofia fu trasformata in museo nel 1935. E', senza discussioni, uno dei luoghi più sontuosi e attraenti di Istanbul. Un vero e proprio simbolo, anche iconografico, della città. E un patrimonio dell'Unesco. In queste giornate di inizio estate, persino nelle notti più chiare i suoi quattro alti minareti sono illuminati a vista.

(Marco Ansaldo - La Repubblica)