ALITALIA: E ORA NODO ESUBERI E MANAGEMENT

ROMA - È dunque fissato al 15 settembre la deadline per il primo step cui è chiamata la cordata composta da Fs, Delta, Atlantia e Tesoro per la nuova Alitalia. Due mesi per confezionare il piano industriale e presentare l’offerta vincolante che vedrà i partner impegnati a trovare una sintesi delle diverse idee sul rilancio della compagnia. Con l’occhio vigile del Governo, che torna a ripetere l’esigenza di limitare al massimo i tagli all’occupazione. Ma tra gli addetti ai lavori circolano già calcoli sui possibili esuberi, che potrebbero anche superare quota 2.000. Segue a distanza l’intera operazione Bruxelles, ricordando che l’indagine sul prestito ponte “è ancora in corso e non è ancora possibile prevederne l’esito”.

Sul tavolo di lavoro per il piano, che partirà a breve con una serie di incontri tra i partner, c’è già la bozza messa a punto in questi mesi da Fs e Delta e che ora, dopo l’ingresso di Atlantia nella cordata, è destinata ad alcuni aggiustamenti di rotta, tra cui una spinta ai ricavi e al traffico sul lungo raggio e l’aggiunta di misure per migliorare i ‘servizi a terra’ seguendo il modello Fiumicino. Potrebbe subire modifiche anche il capitolo ‘flotta’: l’attuale bozza prevedrebbe la messa a terra di 18 aerei, ma la conseguente riduzione dei movimenti a Fiumicino, gestito da Aeroporti di Roma, potrebbe non essere gradita ad Atlantia.

E se sul tema delle quote azionarie ci sarebbe già un’intesa di massima (Fs con il 35%, Tesoro al 15%, Delta al 10-15% – la società avrebbe indicato un investimento massimo di 100 milioni – e Atlantia al 35-40%), i partner dovranno trovare la quadra anche sul management: la caccia ai nomi sarebbe già partita e tra i papabili figurerebbero il commissario Stefano Paleari, l’ex ad di Meridiana Roberto Scaramella, l’ad di Adr Stefano De Carolis e anche l’ex commissario e attuale ad di Tim Luigi Gubitosi.

Atlantia intanto supera l’esame di S&P: la possibile partecipazione in Alitalia non ha immediate implicazioni per il rating, assicura l’agenzia, rilevando tuttavia incertezze sulla potenziale rinegoziazione o revoca della concessione per Aspi.

(Travelnostop)

 

 

 

 

ALITALIA: ENTRO IL 15 SETTEMBRE L'OFFERTA VINCOLANTE 

MILANO - Entro il 15 settembre la cordata guidata da Ferrovie dello Stato dovrà presentare al ministero dello Sviluppo economico l’offerta vincolante e il piano industriale per la nuova Alitalia. Lo riferisce una fonte del ministero. Del consorzio fanno parte anche Atlantia, ministero del Tesoro e Delta.

(Angelo Amante - Reuters))

 

 

 

 

LA STRATEGIA DI DELTA NELLA NUOVA ALITALIA

di Giandomenico Serrao

 

ROMA - Entrare con quote di minoranza nelle compagnie con cui si stringono joint venture non per comandare ma per dividere ricavi e costi, fare sinergie, accordi commerciali, ottimizzare le risorse. Questa la strategia del colosso dei cieli americano Delta che le ha permesso di diventare tra le maggiori compagnie mondiali e che pochi giorni fa ha chiuso il secondo trimestre con un utile di 1,44 miliardi di dollari, in crescita del 39%.

Delta prenderà parte al consorzio insieme a Fs, Mef e Atlantia nel rilancio di Alitalia. Analizzando la strategia che ha adottato finora a livello globale si nota che c'è coerenza e un modus operandi sempre uguale. Coniugare una partnership di tipo industriale a una partecipazione di minoranza nelle compagnie con cui si stringe l'alleanza, con una presenza nel Cda.

È il caso della trans-Atlantic con Air France-Klm e Alitalia a cui piu di recente si è aggiunta Virgin Atlantic di cui Delta ha acquistato il 49% e Air France-Klm il 31%. O la joint venture con la messicana Aeromexico di cui detiene il 49% per trarre i maggiori vantaggi dall'intenso traffico aereo che c'è tra Stati Uniti e Messico.

Caso simile è quello della partnership con la brasiliana Gol di cui Delta ha acquistato una partecipazione del 10%. C'è poi la partecipazione intorno al 4% in China Eastern con la quale ha rilevato il 20% di Air France (il 10% ciascuno). Si creano contratti stringenti, le compagnie restano separate ma tutto viene coordinato dai prezzi, alle salette lounge negli aeroporti, alle miglia che i clienti possono accumulare.

Società separate ma che agiscono sui mercati come se fossero fuse. Ci sono rigidi meccanismi di ripartizione degli utili. Per cui vengono a cadere le obiezioni secondo cui ad Alitalia non converrebbe l'alleanza con Delta per via della remuneratività delle rotte americane. Anzi, vale l'esatto contrario. Il problema di Alitalia finora è stato proprio quello di essere una compagnia troppo piccola. Vedremo se la presenza di Delta riuscirà farla volare anche a livello finanziario.

(Giandomenico Serrao - Agenzia Italia)

 

 

 

 

 

CONVEGNO AIAD SU AEROSPAZIO, DIFESA E SICUREZZA

ROMA -“Aerospazio, difesa e sicurezza: l’ora delle scelte strategiche”, questo il tema del convegno, organizzato, presso il Centro alti studi della difesa (Casd), dall’Aiad, la Federazione aziende italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza, a cui ha partecipato il ministro della Difesa   Elisabetta Trenta.

Sono intervenuti all’incontro il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale  Enzo Vecciarelli, il presidente della Federazione Guido Crosetto, l’amministratore delegato di Leonardo, Alessandro Profumo e l'amministratore delegato di Fincantieri Giuseppe Bono, alla presenza di autorità parlamentari, militari, fra cui i vertici delle Forze armate, civili e mondo dell’imprenditoria.

Nel suo intervento il ministro ha affermato: “Recentemente ho firmato un decreto che prevede la redazione del documento contenente la Strategia industriale e tecnologica (Sit) della Difesa, che diverrà parte integrante dell’atto di indirizzo che apre il ciclo di programmazione strategica del Dicastero. Tale documento, nel tener conto delle esigenze operative delle Forze armate e delle potenzialità dell’industria, dovrà rappresentare la base su cui orientare le azioni discendenti relative alle politiche industriali della Difesa, anche al fine di orientare i conseguenti investimenti. Nell’ottica del coordinamento auspicato, fra l’altro, anche dalla risoluzione approvata in commissione Difesa al Senato, inviteremo, nel corso del processo di definizione e monitoraggio della Strategia industriale e tecnologica della Difesa, i principali stakeholder, amministrazioni pubbliche, industria, università, centri di ricerca ed operatori del settore a partecipare al processo di elaborazione. La Difesa deve essere il volano".

Durante il suo discorso la titolare del Dicastero ha evidenziato inoltre che: “Un Paese cresce se crescono le sue aziende” .

Nelle conclusioni ha sottolineato che: “sui tavoli europei l’Italia deve giocare un ruolo da leader avendo ben chiaro l’orizzonte e la mission che vuole portare avanti, senza la quale non si ottengono risultati. Fondamentale diventa la collaborazione con tutti e solo insieme si possono vincere le sfide future".

 

 

 

 

 

EMIRATES CERCA PERSONALE IN ITALIA

ROMA -Firenze, Torino, Milano, Roma e Catania. Sono le cinque città sede degli altrettanti Open day di Emirates, che cerca candidati italiani da inserire nel team di bordo. Le prime due tappe sono previste il 24 luglio all’NH Firenze e al Novotel Torino alle 9, mentre il giorno dopo il recruiting day si sposterà a Milano allo Sheraton Milan Malpensa Airport Hotel & Conference Center.

Sabato 27 luglio sarà la volta di Roma al Rome Marriott Grand Hotel Flora e martedì 30 luglio il tour si concluderà a Catania al Four Points by Sheraton Catania Hotel & Conference Center.
Per partecipare all’open day non è richiesta alcuna una registrazione online, ma il vettore esorta comunque i candidati a completare l’application online sul sito di Emirates Group prima di recarsi all'incontro di recruiting. I candidati scelti verranno poi informati sui tempi per i colloqui futuri.
Numerosi i benefit che la compagnia aerea concede al personale di bordo all’interno del pacchetto d’occupazione. Tra questi un reddito esente da imposte, l’ alloggio gratuito a Dubai, il trasporto da/per l’aeroporto, la copertura medica e dentistica e sconti esclusivi su acquisti e attività per il tempo libero a Dubai. Sono previsti sconti e agevolazioni anche per i viaggi dei famigliari, come spiegato nella sezione Q&A del sito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E ORA AIR EUROPA SFIDA IBERIA: JV CON AIR FRANCE PER L'AMERICA LATINA

MADRID - Air Europa fa squadra con Air France-Klm per volare in America Latina. Dopo un anno di trattative, la compagnia aerea del gruppo Globalia ha siglato una joint venture con il Gruppo per migliorare i collegamenti diretti dall’Europa e aprire nuove rotte.

Si stringe così il legame tra le due società che già operano in codeshare sui cieli europei. La collaborazione sull’America Latina, che secondo El Confidencial sarebbe stata la causa scatenante della rottura tra Air Europa e Ryanair lo scorso febbraio, entrerà nel vivo nel 2020, dopo la concessione dei permessi di volo oltreoceano.
La compagnia lancia così il guanto di sfida a Iberia. “La joint venture con Air France-KLM ci permette di metterci in gioco con le major e ci rafforza di fronte alle alleanze tra Iberia e Latam", ha spiegato l’amministratore delegato di Globalia, Javier Hidalgo. Il Gruppo Iag, infatti, sta portando a termine un accordo con Latam per sviluppare nuovi collegamenti Iberia verso l’America Latina.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA LUFTHANSA: I BIGLIETTI SOTTO I 10 EURO SONO DANNOSI

ZURIGO - I biglietti aerei offerti a prezzi sotto i 10 euro sono “economicamente, ecologicamente e politicamente irresponsabili”. L’attacco arriva dall’amministratore delegato di Lufthansa, Carsten Spohr, che in un’intervista al quotidiano svizzero NZZ am Sonntag ha fortemente criticato i concorrenti low cost per l’offerta di tariffe ultra-economiche che schiacciano i guadagni del settore.    I voli a meno di 10 euro “non dovrebbero esistere”, ha detto, spiegando che i due maggiori vettori low cost d’Europa stanno “perdendo a enormi quantità di denaro” pur di aumentare le vendite in Germania, mercato domestico di Lufthansa.

“Nessuno ci spingerà fuori dal nostro mercato nazionale”, ha sottolineato Spohr. Tuttavia, “la guerra dei prezzi lascia le sue tracce anche con noi”.

La compagnia ha tagliato le previsioni di utile per il 2019 il mese scorso, parlando proprio di un calo delle tariffe aeree causato in particolare dalla concorrenza dei rivali a basso costo in Europa, Germania e Austria.

 

 

 

 

 

 

AIRBUS HELICOPTERS CRESCE IN ITALIA

ROMA - Airbus Helicopters ha rafforzato la propria presenza in Italia con l’acquisizione di Aersud Elicotteri, già un suo distributore e partner da oltre 50 anni.

Con sede nel nord dell’Italia, nei pressi di Verona, Aersud ha contribuito in modo determinante allo sviluppo del mercato italiano degli elicotteri. È suo il merito di aver incrementato la quota di mercato di Airbus Helicopters in Italia, in particolare nel segmento degli aeromobili da missione come quelli impiegati per i lavori aerei, l’aviazione commerciale ed i servizi sanitari di emergenza. Proprio in questi ambiti gli elicotteri H-125 monomotore e H-145 bimotore dimostrano giorno dopo giorno il proprio valore nelle difficili condizioni tipiche degli scenari montani italiani. La società ed il centro Mro con base a Trento saranno inglobati totalmente nella rete dei centri di assistenza clienti di Airbus Helicopters.

“Con oltre 250 elicotteri in servizio e più di 90 operatori sul territorio nazionale, l’Italia è un mercato importante per Airbus Helicopters e siamo qui per rimanere” ha dichiarato Bruno Even, amministratore delegato di Airbus Helicopters. “Vorrei ringraziare Aersud Elicotteri per aver contribuito in modo così fondamentale all’incremento della flotta di elicotteri Airbus in Italia negli ultimi 50 anni. È nostro fermo proposito fornire ai clienti locali un servizio di assistenza ed un supporto tecnico di eccellenza all’altezza delle loro aspettative e contiamo di riuscirci consolidando la lunga relazione di successo che Aersud Elicotteri ha saputo creare con i propri clienti negli anni. Sono inoltre lieto di accogliere con un caloroso benvenuto tutti i nuovi colleghi che si uniscono al team Airbus”.

“Aersud Elicotteri è stata un’avventura straordinaria dal punto di vista personale e professionale per due generazioni della mia famiglia e sono estremamente orgoglioso del contributo che abbiamo saputo offrire all’industria aeronautica italiana” ha affermato Riccardo Aichner, presidente di Aersud Elicotteri. “Nel corso degli anni, il lavoro di tutti noi di Aersud è stato guidato dalla passione per il mondo aeronautico, dalla grande competenza e dalla dedizione verso i nostri clienti, e sono certo che saranno questi stessi principi ad ispirare anche il nuovo cammino che stiamo per intraprendere, sotto il nome di Airbus”

 

 

 

 

 

 

IN TURCHIA ARRIVANO I PRIMI MISSILI RUSSI 

ISTANBUL - È iniziata la consegna alla Turchia del primo lotto del sistema missilistico russo di difesa antiaerea S-400, fortemente avversata dagli Stati Uniti. Lo ha annunciato il ministero della Difesa di Ankara. "La consegna del primo gruppo di equipaggiamenti del sistema S-400 alla base aerea di Murted ad Ankara è cominciata con successo", scrive in una nota la Difesa.

L'acquisto da parte della Turchia ha suscitato una dura reazione degli Usa, che hanno minacciato di imporle sanzioni ed escluderla dal programma dei cacciabombardieri F-35, di cui Ankara vorrebbe acquisire oltre cento esemplari. Il presidente Recep Tayyip Erdogan ha difeso la decisione, sostenendo che serve a garantire la sicurezza nazionale ed è stata presa alla luce della sovranità del Paese.

(Ansa)

 

 

 

 

ANCHE LA SVEZIA NEL PROGRAMMA DEL CACCIA TEMPEST

di Chiara Rossi

 

ROMA -La Svezia è pronta a unire le forze con la Gran Bretagna. Secondo le indiscrezioni di media britannici, l’adesione svedese al programma Tempest dovrebbe essere annunciata all’Airshow Royal International Air Tattoo (Riat) al via il prossimo 19 luglio a Fairford.

IL CACCIA DI 6° GENERAZIONE

Nel 2018 la Gran Bretagna ha acceso i motori per il progetto Tempest: la realizzazione di un caccia multiruolo di sesta generazione, primo aereo da combattimento stealth europeo. Come ha sottolineato l’analista Arcangelo Milito su Start Magazine, il velivolo dovrebbe sostituire tutti i Tornado esistenti e quindi il già collaudato Eurofighter “Typhoon” entro il 2035, integrandosi con l’F-35.

SAAB SALE A BORDO

Con l’ingresso del governo di Stoccolma nel programma britannico, sarà senz’altro coinvolto Saab, principale contraente della difesa svedese. Secondo gli addetti ai lavori assicurare la Svezia come partner rinvigorirà ulteriormente il progetto, dal momento che  gli svedesi porteranno competitività dei costi e un importante bagaglio di competenze industriali.

Come ha rimarcato di recente Pietro Batacchi, direttore di Rid, “Saab porterebbe nell’iniziativa la propria storica esperienza con i caccia leggeri, ma anche una serie non trascurabile di competenze in campo avionico. Senz’altro ci sarà molto da lavorare sui requisiti, ricordando, appunto, la tradizione costruttiva svedese per caccia leggeri, capaci pure di operare da tronchi autostradali, e pure sull’export, con la legislazione in materia del Paese scandinavo molto più restrittiva”.

LE INDUSTRIE COINVOLTE

Il programma Tempest è sviluppato da BAE Systems, un consorzio che include Rolls-Royce, Mbda e la divisione britannica di Leonardo (ex Finmeccanica).

COMPETIZIONE CON IL FCAS FRANCO-TEDESCO

Il programma britannico sarà in competizione con l’iniziativa del Fcas (Future Combat Air System) franco-tedesco, guidata da Airbus e dalla francese Dassault. A febbraio al programma si è aggiunta anche la Spagna. Il consorzio franco-tedesco punta a consegnare i primi prototipi e a iniziare i voli di prova entro il 2026.

CRUCIALE PARTNER EUROPEO

Nel luglio 2018 il governo britannico ha annunciato un investimento iniziale di 2 miliardi di sterline nel progetto, che è stimato essere solo un terzo del capitale necessario. Il ministero della Difesa non ha nascosto la necessità di partner internazionali al progetto. Proprio per questo oltre alla Svezia, Londra guarda anche a Giappone, Turchia e Italia.

L’INDECISIONE DELL’ITALIA

E proprio la decisione del dicastero della Difesa italiano che militari e addetti ai lavori stanno aspettando. Nelle ultime settimane think tank, addetti ai lavori e aziende del settore (a partire da Leonardo-Finmeccanica) stanno chiedendo più o meno esplicitamente al governo gialloverde di decidere sulla prossima generazione di velivoli da combattimento tra il progetto made in Uk e quello franco-tedesco.

Ad aprile il Capo di Stato maggiore dell’AM italiana, Gen Alberto Rosso ha ribadito nel corso di un’intervista l’importanza per l’Aeronautica di partecipare all’impresa del nuovo caccia europeo. Se optare per il Tempest o per il programma franco-tedesco è questione che spetta alla politica.

IL PRESSING DI LEONARDO

Stesso invito a decidere presto è arrivato anche dall’industria. L’Italia “salga a bordo del progetto in quanto Paese” è l’auspicio dell’ad di Leonardo (ex Finmeccanica) Alessandro Profumo, nel corso di un briefing con la stampa prima del Salone Le Bourget.

“Il tempo passa”, ha sottolineato Profumo, ricordando come Leonardo sia già coinvolta nel programma Tempest.

RITORNI ECONOMICI IN GIOCO

L’indecisione del ministero retto da Elisabetta Trenta mette a rischio anche i 7.000 posti di lavoro di Leonardo in Gran Bretagna e le notevoli ricadute del “Tempest” in ambito tecnologico e strategico.

(Chiara Rossi - Start Magazine)

 

 

 

 

 

I LIBRI

 

ARTIOLI: BUGATTI & LOTUS THRILLER

di Michele Sabatini

 

ROMA - Uscito per Cairo Editore "Bugatti & Lotus thriller" è l'autobiografia dell'appassionato d'auto e poi imprenditore nel campo automobilistico Romano Artioli. Una figura affascinante quanto controversa, protagonista - a cavallo tra gli anni '80 e '90 del secolo scorso - di un'avventura imprenditoriale tra le più ardite che si ricordino nel mondo dell'automobile, qualcosa al giorno d'oggi impensabile in un settore ostaggio ormai di logiche finanziarie piuttosto che industriali.

Ci sono imprenditori che si sforzano di trovare un’idea geniale per cambiare le sorti di un settore, ma ci sono anche uomini che, giovanissimi, s’innamorano di un sogno e fanno di tutto per realizzarlo. Romano Artioli, fondatore di Autexpò, è un imprenditore che ha inseguito il desiderio di far rinascere una delle più prestigiose marche automobilistiche del mondo, la Bugatti. E, con passione e dedizione, ha raggiunto questo obiettivo. Mantovano per nascita, bolzanino d’adozione, l’autore, poco più che diciottenne, apre il suo primo centro d’assistenza auto, acquista un banco prova idraulico e inizia a revisionare i motori dimostrando da subito una grande abilità. Crea concessionarie, importa auto, diventa presidente dell’Automobile club locale. Capisce che le macchine si vendono se c’è assistenza adeguata, così convince Enzo Ferrari a lasciargli la gestione del marchio non solo nel Triveneto, ma in Germania meridionale.

Dopo anni di esperienze in giro per il mondo, arriva il momento di realizzare il suo sogno da bambino: incanta il governo francese e si fa cedere il marchio Bugatti. Poi, per potenziare l’attività, acquisisce anche il gruppo Lotus. Siamo a metà anni Novanta e, mentre la Bugatti EB 112 viene nominata «la berlina più bella del mondo», quando tutto sembra aver preso la giusta «curva», come nel più classico dei thriller arriva il colpo di scena, subdolo e inatteso, che cambia tutto. Tra peripezie a non finire, trappole di banchieri, truffe di avvocati e famelici affaristi, "Bugatti & Lotus thriller" racconta l’inizio di un grande sogno tutto italiano di genio e creatività. E la sua presunta fine.

L'impressione che si ricava leggendo questa autobiografia è che nello scriverla Artioli si sia messo il vestito buono, riuscendo a creare con il lettore un clima molto familiare, talvolta lasciando la parola direttamente ai suoi più stretti collaboratori, come ad esempio suo moglie Renata. Una scelta ben precisa che garantisce al testo una incisività un pò naif, comunque pungente, ma che connota fin da subito in maniera decisa l'intera operazione. Artioli racconta la sua verità. Tutto è fatto in prima persona, un pò come nella sua gestione aziendale dove anche per l'organizzazione di grandi eventi ci si affidava a maestranze interne che non avevano competenze specifiche. Può un architetto, nonchè parente, senza particolare esperienza nel settore rimodellare lo stile di un'automobile? Con Artioli si!

Come in ogni autobiografia l'autore finisce per raccontare ciò che vuol raccontare. Una sua versione dei fatti, dignitosa e rispettabile, ma in questo caso nasce nel lettore la sensazione di trovarsi di fronte ad una versione di comodo, in cui il non detto finisce per prendere il sopravvento su ciò che si è scritto. Questione di coraggio? Più probabile mera convenienza. Paura di potenti nemici, responsabili occulti delle sue traversie? Forse. Artioli, da buon commerciante di automobili, astutamente di nomi "pesanti" non ne fa: semmai fa riferimenti indiretti, allusioni. Mentre gli unici strali che lancia apertamente sono a livello tecnico, di progettazione automobilistica, verso figure con curriculum ineccepibili ma notoriamente dal carattere difficile. Quasi uno scontro d'ego fra creativi su chi debba dire l'ultima parola.

Probabilmente non sapremo mai la verità sulle vicende raccontate in questo libro, ma potrebbe essere non importante: che senso ha disquisire sul finale di una storia, se questa - forse - non è ancora finita?

Romano Artioli nasce il 5 dicembre 1932 a Moglia in provincia di Mantova ma cresce a Bolzano, dove negli anni Ottanta gestisce il più grande concessionario di Ferrari del mondo. Grande appassionato di autovettu­re Bugatti, compra il marchio nel 1987 e ne rilancia il mito. Attualmente vive a Lione, dove all’età di 86 anni è amministratore della CRMT - centro di ricerche per l’introduzione dei carburanti puliti per l’autotrazione.

 

 

 

 

LE MOSTRE 

 

DAVID LACHAPELLE IN MOSTRA A ROMA

ROMA - David LaChapelle fino al 18 giugno è in mostra alla Galleria Micciaccia di Roma. Si tratta di una mostra nella quale saranno esposye 34 opere dell'artista statunitense, molto attivo nel mondo della moda e della pubblicità. Trentaquattro opere ripercorrono tutta la produzione del grande artista americano, a partire dagli anni Ottanta, quando si allontana dal mondo dei rotocalchi e della pubblicità per avvicinarsi all’arte, fino alle opere più recenti.

Atmosfere hawaiane, paesaggi inaspettati, figure mitologiche e suggestioni oniriche, popolano le opere di LaChapelle, in una mostra che procede a ritroso nel tempo: dagli ultimi lavori, New World, Lost and Found e Behold, suggestive foto scattate nel 2017 nell’incontaminata foresta pluviale delle Hawaii, dense di misticismo e spiritualità; a quelli meno recenti, realizzati a Los Angeles, come i due grandi pannelli della serie Aristocracy (2014); della monumentale Showtime at the Apocalypse (2013), il famoso ritratto di Natale della famiglia Kardashian; dei Landscape; delle floreali Earth Laughs in Flowers e di Rape of Africa (2009); un’opera provocatoria contro la violenza subita dal continente africano, che dà il titolo all’omonimo progetto presentato nel 2008.

Del 2007, l’anno di svolta della produzione di Lachapelle, è la serie The deluge e After the deluge, ispirato dalla visione della Cappella Sistina. Il riferimento al capolavoro michelangiolesco si mescola a quello di marchi della società dei consumi, generando una visione apocalittica con un finale dove oggetti, opere d’arte e persone appaiono sommerse dall’acqua, come in Cathedral, Statue e Awakened.

Concludono l’esposizione la serie di fotografie realizzate tra il 1984 e il 2009 che guardano al mondo dello spettacolo e delle star di Hollywood, come i tre ritratti di Michael Jackson che ne celebrano la beatificazione mediatica, quello hollywoodiano di Faye Dunaway in Day of the Locust (1996), Dynamic Nude e l’unica fotografia in bianco e nero scattata a New York: Good News for Modern Man del 1984.

 

 

 

 

 

LA STORIA

 

 

NELLIE BLY E IL GIORNALISMO SOTTO COPERTURA

di Maria Francesca Genco

 

Settembre 1887: una ragazza bussa alla porta di John Cockerill, direttore del “New York World” di Joseph Pulitzer. Chiede di essere assunta come reporter. Nessuna donna aveva mai osato tanto. Il suo nome è Elizabeth Cochran, ha ventitré anni, ma già da tre scrive per un quotidiano di Pittsburg, firmandosi Nellie Bly. La sua idea di una inchiesta sotto copertura a Blackwell Island, manicomio femminile di New York, convince Cockerill e Pulitzer ad accettare la sfida. Ne nasce un reportage che farà la storia del giornalismo. Da qui, in un crescendo di popolarità e sotto mille travestimenti, Nellie racconterà l’America agli americani. Sarà l’incubo di politici e benpensanti, viaggerà in tutto il mondo. La sua forma particolare di giornalismo, volta a entrare in ambienti inaccessibili, iniziò a diffondersi, divenendo un modello di riferimento per molti reporter.

Nel 1888, Pulitzer ebbe l’idea di realizzare quello che Jules Verne aveva immaginato in uno dei suoi libri più conosciuti (“Il giro del mondo in 80 giorni”). Pulitzer puntò su Nellie Bly e la sfidò a realizzare il viaggio in meno di 80 giorni. Il 14 novembre 1889 la giornalista partì dal New Jersey, per il suo viaggio di 40.000 chilometri. Il 25 gennaio 1890 arrivò a New York. Aveva compiuto la circumnavigazione della Terra in 72 giorni, 6 ore, 11 minuti e 14 secondi. All’epoca un record assoluto. Durante il viaggio Nellie visitò Europa, Giappone, Cina, Hong Kong e Sri Lanka. Mentre era in Francia, intervistò Jules Verne ad Amiems, dove viveva.

Dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, Nellie Bly si trasferì in Europa e inviò reportage al “New York Evening Journal” dal fronte russo e da quello serbo.

Il 27 gennaio 1922 morì di polmonite, a New York. Era nata il 5 maggio 1864. A lei è stato dedicato uno dei crateri di Venere. Dal 1998 il suo nome è inserito nel National Women’s Hall of Fame. Poche settimane prima della sua scomparsa, lasciò detto: “Non ho mai scritto una parola che non provenisse dal mio cuore. E mai lo farò”.